Era notte fatta; la neve cadeva fitta, e Zanna Bianca si lamentava, sottovoce, vacillando e zoppicando sempre più, quando incontrò sul suolo bianco, un’orma fresca, così fresca, che non era possibile dubitare della sua origine. Rianimatosi, egli la seguì, lungo la sponda del fiume, sino in mezzo agli alberi. Poco dopo udì i rumori del campo e vide i bagliori del fuoco, Kloo-Kooch affaccendata a cucinare, e Castoro Grigio che, accosciato, mordeva un gran pezzo di sego crudo.
C’era della carne fresca nel campo! Il lupetto si aspettava delle botte: pensando a questa ipotesi, si acquattò, rizzando appena il pelo, poi proseguì.
Egli temeva e odiava il castigo a cui andava incontro, ma sapeva anche che lo attendeva il piacere del fuoco, e la protezione degli dei e la compagnia dei cani; una società di nemici, senza dubbio, ma comunque, una compagnia della quale sentiva un gran bisogno.
Egli avanzò, dunque, rattratto in sè, facendo degl’inchini col capo, trascinandosi sul ventre, sino alla luce del focolare.
Castoro Grigio lo scorse, e smise di masticare il sego. Zanna Bianca gli strisciò incontro a testa bassa, in tutta l’abbiezione della vergogna e della sottomissione. Ad ogni pollice di terreno che egli superava, il suo ventre diventava più lento e penoso.
Finalmente egli si distese ai piedi del padrone, e gli si abbandonò corpo ed anima, essendo andato volontariamente a sedersi, a cedere la sua libertà.
Il lupetto tremava, aspettando il castigo che stava per piombare infallibilmente su di lui. Ad un movimento che la mano di Castoro Grigio gli fece sul capo, egli si chinò con un gesto istintivo; ma il colpo non venne. Allora si arrischiò a sollevare lo sguardo. Castoro Grigio divideva in due parti il pezzo di sego! Castoro Grigio gli offriva uno dei due pezzi! Con molta dolcezza e una certa diffidenza, egli prima annusò, poi mangiò il sego.
Castoro Grigio ordinò che gli dessero della carne, e mentre il lupetto mangiava, lo protesse contro gli altri cani.
Mangiato che ebbe, Zanna Bianca si distese ai piedi di Castoro Grigio, guardando amorosamente il fuoco che lo riscaldava, ammiccando cogli occhi sonnolenti, certo che ormai per l’avvenire non si sarebbe trovato randagio e abbandonato nella nera foresta, ma in compagnia degli animali uomini, e a fianco a fianco con gli dei ai quali si era dato.