E non si fermò per leccarsi le ferite sanguinose, se non quando si trovò fuori dello sguardo del lupetto.

Questa nuova vittoria riaffermò la fiducia che Zanna Bianca aveva in se stesso, e gli accrebbe l’orgoglio. Fermo, ormai, sul suo diritto, egli procedeva per l’accampamento, senza cedere il passo ad alcun cane, non temendo più di essere maltrattato, ma temuto da tutti, insocievole, bisbetico e solitario com’era, degnandosi appena di lanciare uno sguardo a destra o a sinistra, considerato come pari agli adulti, storditi.

E come non sopportava atto ostile, così non ammetteva neppure manifestazioni d’amicizia; voleva solo che lo lasciassero tranquillo.

Altri scontri finirono coll’imporre decisamente il suo modo di vedere, ai recalcitranti.

A mezza estate, Zanna Bianca dovette sostenere una dura prova. Mentre trotterellava solo solo, un giorno, silenziosamente, come al solito, ed esaminava una nuova tenda che avevano innalzato durante la sua assenza, sulla proda di un campo, capitò proprio addosso a Kisce.

Fermatosi, egli la guardò. Aveva un ricordo vago, ma non cancellato del tutto, di lei. Lei, come lo vide, aggrinzò i labbroni, emettendo il solito ringhio minaccioso. Allora la memoria del lupetto si illuminò, e il ricordo dell’infanzia dimenticata e tutte le rimembranze che s’associavano a quel ringhio a lui familiare s’affollarono alla mente di Zanna Bianca.

Prima ch’egli conoscesse gli altri dei, Kisce era stata per lui il perno dell’universo; cosicchè, risentendo affluire tutti i sentimenti e l’intimità di una volta, egli fece verso di lei un balzo festoso; ma lei lo accolse colle zanne acute che gli squarciarono la pelle d’una guancia, sino all’osso. Il lupetto non capì nulla e si ritrasse tutto sconcertato e molto impacciato.

Kisce però, non era colpevole. Una madre lupa non è obbligata, da natura, a ricordare i suoi lupetti di un anno e più. Cosicchè, non riconoscendo Zanna Bianca, lo considerò come una bestia estranea, come un intruso; anche perchè la nuova figliolanza non le permetteva di tollerare la vicinanza di alcun animale.

Uno dei piccoli lupetti andò a sgambettare presso Zanna Bianca; essi erano mezzi fratelli, ma non si conoscevano.

Zanna Bianca annusò curiosamente il piccolo, ma fu nuovamente assalito da Kisce che gli lacerò la faccia, la seconda volta, e lo fece indietreggiare più lontano.