Zanna Bianca era entrato nel terzo anno d’età, quando ci fu una grande penuria per gl’indiani del Makenzie. Il pesce mancò durante l’estate; durante l’inverno i cariboos dimenticarono di fare la loro solita migrazione; gli alci erano rari, i conigli erano quasi scomparsi, e tutte le bestie da preda, tutti gli animali che vivono di caccia, perivano.

Privi del vitto solito, attanagliati dalla fame, essi si gettarono gli uni sugli altri e si divorarono fra loro. Sopravvissero soltanto i più forti.

Gli dei di Zanna Bianca erano in continua caccia di animali, i più deboli e i più vecchi morirono di fame; nell’accampamento non si udiva altro che gemiti di terrore e di strazio; donne e bambini cadevano dalla fame; giacchè il poco nutrimento che rimaneva, andava a finire nel ventre dei cacciatori dagli occhi incavati, che percorrevano la foresta, alla vana ricerca della selvaggina.

Mentre gli uomini erano ridotti a mangiare il cuoio dei loro mocassins e guantoni, i cani divoravano i finimenti che li coprivano, e persino le corregge degli staffili. Poi i cani si mangiarono fra loro, e gli dei, a loro volta, mangiarono i cani, scegliendo prima i più deboli e i meno ribelli.

I superstiti guardavano e capivano; alcuni fra i più audaci, credendo di dar prova di saggezza, abbandonarono i fuochi degli dei e fuggirono per le foreste, dove perirono di fame, o divorati dai lupi.

In tanta miseria, Zanna Bianca si diede anche egli ai boschi. L’allenamento fatto durante l’infanzia lo rendeva più adatto degli altri cani alla vita selvaggia e lo guidava nelle sue azioni.

Egli si dedicò più particolarmente alla caccia delle bestiole piccole e riprese gli agguati allo scoiattolo, di cui spiava i movimenti sugli alberi, attendendo, con una pazienza infinita come la sua fame, che il prudente animaletto s’arrischiasse a scendere al suolo.

Allora egli balzava dal suo nascondiglio, come un grigio proiettile, incredibilmente rapido, e non mancava mai il segno; per quanto svelta fosse la fuga, lo scoiattolo era più lento del lupetto.

Ma, sebbene quella caccia fosse fortunata, il numero degli scoiattoli non era tale da ingrassare o nutrire soltanto, Zanna Bianca.

Egli coltivò una caccia più minuta, non disdegnò di dissotterrare le talpe, e non esitò a dar battaglia a una donnola, affamata come lui e molto più feroce.