Allorchè la carestia raggiunse il massimo, egli ritornò verso il fuoco degli dei. Si fermò a una certa distanza dalle tende, spiando dalla foresta ciò che accadeva nell’accampamento, evitando di essere scoperto e spogliando le trappole degli indiani, della selvaggina che vi era catturata.

Spogliò persino una trappola appartenente a Castoro Grigio, dov’era rimasto un coniglio, mentre il suo antico padrone errava per la foresta.

Egli era talmente spossato, che gli mancava il respiro, ed era costretto a distendersi sul suolo, per riposare.

Incontrò, un giorno, un lupo giovane, magro e mezzo morto per gli stenti. Se non fosse stato anch’egli affamato, probabilmente Zanna Bianca si sarebbe unito con lui per riprendere il suo posto fra i branchi selvaggi dei suoi fratelli, ma date le condizioni presenti, egli corse sul giovane lupo, lo uccise e se lo mangiò.

La fortuna pareva che lo favorisse; sempre quando il bisogno di nutrimento si faceva sentire più duramente, egli trovava qualche animale da uccidere. Specialmente quando si sentiva molto debole, aveva la fortuna di non imbattersi in un avversario più forte di lui, che l’avrebbe certamente sopraffatto.

Una torma di lupi, che gli si precipitò addosso, lo trovò ben bene rimpinzato d’una lince divorata due giorni prima. Fu una caccia accanita ed implacabile; ma Zanna Bianca era in migliori condizioni dei suoi aggressori; egli finì col ritrarsi, salvandosi.

Senonchè, nel ritornare indietro, trovato uno degl’inseguitori più spinti, gli si lanciò addosso e ne fece pasto.

Lasciata poi quella regione, andò vagolando per la valle dov’era nato, e riuscì a scovare la tana di un tempo, dove trovò Kisce, che, fuggita come lui dagl’inospitali fuochi degli dei, aveva ripreso possesso del rifugio per mettervi al mondo una nuova figliolanza.

Dei neonati era sopravvissuto uno solo, che Zanna Bianca trovò quando comparve nella tana, ma neppure quella piccola creatura era destinata a resistere per molto tempo a una tale penuria.

L’accoglienza di Kisce al figlio adulto non fu più affettuosa di quella fattagli nell’ultimo incontro; ma Zanna Bianca non ne rimase turbato. Ormai egli era superiore per forze a sua madre. Voltate le spalle con filosofia, discese, trotterellando, verso il torrente; poi girò verso la tana della madre lince contro la quale aveva combattuto, tanto tempo prima, in compagnia di Kisce, si allungò nella tana abbandonata e vi dormì un giorno intero.