Ma, sebbene fosse saggio, delle forze latenti nella sua natura avevano sopraffatto quella saggezza; la principale fra tutte queste forze era la fedeltà. Egli non amava Castoro Grigio, eppure, nonostante la volontà decisa e contraria e la collera di lui, gli rimaneva fedele.

Non poteva farne a meno; la fedeltà era una qualità propria della sua razza, quella che la distingue dalle altre, e che fa sì che il lupo e il cane selvatico siano capaci di abbandonare la libertà dello spazio per diventare i compagni dell’uomo.

Terminata la bastonatura, Zanna Bianca fu legato nella foresta, non già con una correggia di cuoio, ma all’estremità di un bastone. Pure, egli, persistette nel rimanere fedele a Castoro Grigio; Castoro Grigio era il suo dio, il suo dio particolare, e, a dispetto della volontà del dio, il lupetto non voleva rinunziare a lui. Il suo dio lo aveva abbandonato e tradito, ma non importava: quel che importava era il fatto che egli si era dato a quel dio anima e corpo, senza alcuna riserva, e quel dono di se stesso non poteva essere annullato.

Egli rinnovò durante la notte il tentativo della vigilia; quando gli uomini del forte furono addormentati, egli prese fra i denti il bastone al quale era legato. Il bastone era legato così stretto al collo, che non pareva possibile che la bestiola potesse riuscire a morderlo; era una cosa quella, della quale ogni cane è ritenuto incapace.

Pure, vi riuscì, a forza di torcere i suoi muscoli e di contorsioni accanite, e fu un caso senza pari. Fatto si è che Zanna Bianca lasciò il forte, trotterellando, di buon mattino, portando sospesa al collo la metà del bastone che aveva rosicchiato.

La saggezza gl’imponeva di non ritornare presso Castoro Grigio, che, già due volte l’aveva tradito; ma forse l’istinto di fedeltà lo spinse ad essere per la terza volta tradito e abbandonato; fu nuovamente legato dall’indiano e consegnato a Beauty-Smith, quando questi tornò a richiederlo.

Il castigo avvenne sul luogo, e fu più crudele degli altri. Castoro Grigio guardava tranquillamente, mentre l’uomo bianco maneggiava il suo randello; egli non protesse Zanna Bianca, che non era più il suo cane. Quando i colpi cessarono, il lupetto era mezzo morto. Un debole cane del Sud, non avrebbe sopravvissuto.

Zanna Bianca non morì perchè aveva una pelle più resistente e la vitalità più tenace, ma era così malconcio che non poteva camminare, cosicchè Beauty-Smith dovette aspettare per condurlo via, che il cane riprendesse le forze. Cieco e vacillante, egli seguì il passo del suo carnefice.

Fu quindi legato a una catena dentata, e invano la bestia tentò di strappare il catenaccio che teneva ferma la catena ad una grande asse.

Giorni dopo, Castoro Grigio, divenuto perfetto alcoolizzato, in pieno fallimento, lasciò il Porcospino per rifare il cammino del lungo viaggio verso il Makenzie.