Bellezza che era preparato, con un largo movimento, alzato il bastone, lo abbattè su Zanna Bianca, arrestandone lo slancio a mezz’aria e schiacciandolo quasi a terra. Castoro Grigio rideva e approvava; Bellezza tirò nuovamente la correggia, e Zanna Bianca, vacillando, gli strisciò umilmente ai piedi.
Non ripetè l’aggressione; un colpo di bastone era sufficiente per convincerlo che il dio bianco sapeva maneggiare quell’arma; ed egli era troppo saggio, per non sottostare all’inevitabile.
Seguì dunque la calcagna di Beauty-Smith, lugubremente, con la coda tra le gambe, ma seguitando a ringhiare, sordamente, mentre Beauty-Smith lo seguiva colla coda dell’occhio, tenendo pronto il bastone.
Arrivati al forte, Bellezza lo legò solidamente e andò a riposarsi. Zanna Bianca attese circa un’ora, poi, a furia di denti, riuscì a liberarsi in dieci secondi; aveva morso alla disperata la correggia, che era stata recisa in due parti; ma nettamente come tagliata dal coltello. Zanna Bianca, lasciato quindi il forte, s’era messo a trotterellare verso l’accampamento di Castoro Grigio. Egli non doveva fedeltà alcuna a quel dio bizzarro e terribile che l’aveva trascinato via; s’era dato a Castoro Grigio e apparteneva solo a lui. Ma ciò che era accaduto si ripetè; Castoro Grigio lo legò nuovamente con un’altra correggia, e, al mattino, lo ricondusse a Beauty-Smith. Qui la scena fu più breve: Beauty-Smith gliene diede di spaventose; legato fortemente, Zanna Bianca non poteva non abbandonarsi alla sua rabbia interiore e assoggettarsi al castigo che gli spettava; staffile e bastone concorsero, con tutte le conseguenze, all’opera.
Fu, per Zanna Bianca, uno dei maltrattamenti peggiori che avesse ricevuto in vita sua. Persino la bastonatura datagli da Castoro Grigio, nell’infanzia, era stata un’inezia al paragone di quella.
Beauty-Smith si compiaceva della faccenda; i suoi grossi occhi fiammeggiavano in modo perfido, mentr’egli lanciava avanti staffile e bastone, e Zanna Bianca gettava gridi di dolore e ringhi vani. Giacchè Bellezza era crudele come tutti i vili; tremante e strisciante egli stesso davanti ai colpi o alle minacce degli altri uomini, prendeva la sua rivincita sulle creature più deboli di lui.
Come ogni creatura vivente, Bellezza godeva nel sopraffare un’altra creatura; impotente davanti alla sua razza, egli esercitava la sua vendetta sulle razze inferiori, incoscientemente, giacchè, come si è detto, egli non si era fatto da sè.
Il lupetto non ignorava il perchè di quel castigo; allorchè Castoro Grigio gli aveva passato una correggia intorno al collo e ne aveva dato un capo a Beauty-Smith, Zanna Bianca sapeva che era volere del suo dio che egli andasse con Beauty-Smith.
E quando questi l’aveva legato, nel forte, sapeva anche che era volere del dio bianco che il lupetto rimanesse lì: aveva dunque disobbedito a quei due dei e meritato il castigo ch’era seguito.
Parecchie volte, nel passato, aveva visto dei cani mutar padrone, e quelli che fuggivano, battuti come lui.