La porta del recinto si aprì nuovamente. Zanna Bianca attese: qualche avvenimento straordinario stava per accadere, senza dubbio.

La porta si schiuse un po’, poi si richiuse, sbattendo con silenzio alle spalle d’un enorme mastino che era stato fatto entrare.

Zanna Bianca, sebbene non avesse visto mai un cane di quella specie, non rimase però turbato nè dalla gran mole, nè dall’occhio arrogante dell’intruso. Egli vide in lui un oggetto, che non era di legno o di ferro, nel quale poteva finalmente sfogare i suoi rancori.

Balzò sul mastino, e con un colpo di zanne, gli squarciò parte del collo; il mastino scosse il capo, ringhiando orribilmente, e si lanciò a sua volta su Zanna Bianca che, senza aspettare il contrattacco, incominciò, secondo la sua tattica, a balzare a destra, a sinistra, avventandosi con le zanne e indietreggiando senza lasciar presa neppure per un minuto.

Fuori, gli uomini gridavano e applaudivano, mentre Beauty-Smith era come in estasi pel meraviglioso successo delle sue pratiche.

Sin dal principio non si ebbe alcuna speranza di vittoria del mastino; la bestia mancava di presenza di spirito nella condotta del combattimento, e i suoi movimenti non erano abbastanza svelti.

Finalmente egli fu svincolato e trascinato fuori dal suo padrone, mentre Beauty-Smith dava delle bastonate, con tutta la forza del braccio, a Zanna Bianca, per costringerlo a lasciar la preda.

Avvenne allora il pagamento di una scommessa, e delle monete risuonarono nella mano di Beauty-Smith.

Da quel giorno, tutto il desiderio di Zanna Bianca culminò nel piacere di vedere delle persone riunite attorno al suo recinto, giacchè una riunione significava un combattimento, e questo era il solo mezzo che gli rimaneva per manifestare la sua forza ed esprimere l’odio che Beauty-Smith aveva sapientemente coltivato in lui.

E Beauty-Smith non aveva troppo presunto dalla capacità combattiva del lupetto, giacchè Zanna Bianca rimaneva sempre vincitore.