Tre cani, in uno di quegli scontri, furono abbattuti da lui, l’uno dopo l’altro. In un altro scontro, un lupo adulto, nuovamente tolto dal Wild, fu lanciato, con una sola spinta, attraverso la porta del recinto. Una terza volta, dovette lottare contro due cani insieme, e fu quella la battaglia più dura. Ma il lupetto finì coll’ucciderli tutt’e due e poco mancò che non crepasse anche lui.

Con le prime nebbie dell’autunno, quando il fiume incominciò a trasportare, Bellezza passò, con Zanna Bianca, su uno Steamboat, che risaliva, verso Dawson, il corso della Yukon. Grande era, per tutta la regione, la fama di Zanna Bianca, conosciuto col nome di «lupo combattente» nei più piccoli luoghi del paese, cosicchè la gabbia nella quale stava rinchiuso, sul ponte del battello, era attorniata da curiosi.

Egli s’adirava e ringhiava verso coloro, o si coricava, con aria tranquilla, osservando tutta quella gente, nel suo profondo odio.

E come non odiarli? Odiare era la sua passione, ed egli si abbandonava totalmente a quel sentimento. La vita era, per lui, un inferno; nato, com’era per la libertà selvaggia, doveva assoggettarsi alla prigionia e alla reclusione. La gente lo guardava, agitava dei bastoni davanti alle sbarre della gabbia e rideva.

Quando lo steamboat giunse a Dawson, Zanna Bianca scese a terra, rimanendo però nella gabbia, esposto agli sguardi del pubblico. Costava cinquanta cents di polvere d’oro, il diritto di vederlo, e affinchè il pubblico potesse dire di aver speso bene il danaro, e l’esibizione acquistasse interesse, non era concesso al lupetto alcun riposo; appena si coricava per dormire, veniva svegliato da un colpo di bastone.

Frattanto, appena era possibile organizzare un combattimento, il lupetto era fatto uscire dalla gabbia e condotto in mezzo al bosco, a qualche miglio dalla città. Quell’operazione avveniva di solito durante la notte, per evitar l’intervento dei poliziotti a cavallo, del territorio. Dopo parecchie ore di attesa, all’alba, arrivavano gli spettatori, e il cane contro il quale egli doveva lottare.

Egli ebbe per avversarî cani di tutte le dimensioni, e di tutte le razze; e i combattimenti erano di solito mortali, in terra selvaggia, fra uomini selvaggi. La morte toccava ai cani, s’intende, giacchè Zanna Bianca seguitava a combattere.

Egli non conosceva sconfitta; l’allenamento fatto con Lip-Lip e i cagnoli dell’accampamento indiano, gli giovava ora. Non c’era avversario capace di rovesciarlo; i cani di Makenzie, cani esquimesi, o del Labrador, mastoc o Malemutes, cani abbaiatori, e cani muti, tutti erano impotenti contro di lui; che non perse mai l’equilibrio.

Il pubblico che attendeva quell’evento, rimase sempre deluso. Era tale la fulmineità dell’attacco del lupetto, che, nove volte su dieci, sopraffaceva l’avversario prima che questi si preparasse per la difesa.

Questo fatto accadde così spesso, che fu stabilito come regola, di non lasciar libero Zanna Bianca, prima che il cane avverso non avesse compiuto i preparativi della battaglia, o anche se non si lanciava per primo all’assalto.