[457]. V. L'elegia di Giovanni Aurelio Muzio, nelle Deliciae poetarum ital.
[458]. La nota storia della borsa di velluto rosso con pacchetti d'oro di diversa grandezza, nella quale Leone metteva la mano alla cieca, veggasi presso Giraldi, Hecatommithi, VI, nov. 8. E per converso gl'improvvisatori latini di Leone venivano battuti a colpi di staffile, qualora avessero fatto versi non eleganti e di non giusta misura. Lil. Greg. Gyraldus, De poetis nostri temporis.
[459]. Roscoe, Leone X, ed. Bossi, IV, 181.
[460]. Vespas. Fior. pag. 69 e segg. Le traduzioni dal greco, che Alfonso fece fare, p. 93. — Vita Jan. Manetti, presso Murat. XX, col. 541 e segg. 550 e segg. 595. — Il Panormita: Dicta et facta Alphonsi, insieme alle Glosse di Enea Silvio.
[461]. Ovid. Amores, III, 15, vs. II. — Jovian. Pontan. De principe.
[462]. Giorn. Napolet. presso Murat. XXI, col. 1127.
[463]. Vespas. Fior. 3, 119 e seg. — Volle avere piena notizia di ogni cosa, così sacra come gentile. — Cfr. sopra pag. 59 e segg.
[464]. L'ultimo dei Visconti divideva la sua ammirazione tra Livio, i Romanzi della Cavalleria francese, Dante e il Petrarca. Gli umanisti, che gli si presentavano colla promessa di «dargli fama», di regola erano congedati da lui nel giro di pochi giorni. Cfr. il Decembrio, presso Murat. XX, col. 1014.
[465]. Paul. Jov. Vita Alphonsi ducis.
[466]. Sul Collenuccio alla corte di Giovanni Sforza di Pesaro (figlio di Alessandro, v. pag. 37), che poi lo ricompensò colla morte, veggasi a pag. 188 nota 1, 3. Presso l'ultimo degli Ordelaffi di Forlì il posto era preso da Codro Urceo. — Fra i tiranni colti va annoverato anche Galeotto Manfredi di Faenza, ucciso nel 1488 dalla propria moglie, ed ugualmente anche alcuni dei Bentivoglio di Bologna.