[477]. Diario ferrarese, presso Murat. XXIV, col. 198, 205.

[478]. Pii II Comment. L. I, p. 10.

[479]. Proporzionata alla gloria di chi riusciva era la vergogna di colui che dinanzi a sì numerose e illustri assemblee si confondeva e perdeva la parola. Esempi di questo genere di spavento trovansi citati in Pietro Crinito, De honesta disciplina, V, cap. 3. Cfr. Vespas. Fior. p. 319, 430.

[480]. Pii II Comment., L. IV, p. 205. C'erano inoltre dei Romani, che lo aspettavano a Viterbo. Singuli per se verba facere, ne alius alio melior videretur, cum essent eloquentia ferme pares. — Il fatto che il vescovo d'Arezzo non abbia potuto prendere la parola per tutte le ambascerie mandate dagli Stati italiani al nuovo papa Alessandro VI, è annoverato dal Guicciardini (nel principio del I libro) fra le cause più serie, che contribuirono alle sventure d'Italia dell'anno 1494.

[481]. Riportata da Marin Sanudo, presso Murat. XXIII, col. 1160.

[482]. Pii II Comment., L. II, p. 107. Cfr. p. 87. — Anche un'altra principessa, Madonna Battista da Montefeltro, maritata in Malatesta, arringò in latino Sigismondo e Martino. Cfr. Archivio Storico IV, I, p. 452, nota.

[483]. De expeditione in Turcas, presso Murat. XXIII, col 68. Nihil enim Pii concionantis maiestate sublimius. — Oltre la ingenua compiacenza con cui Pio stesso descrive i propri trionfi, veggasi il Campano, Vita Pii II, presso Murat. III, II, passim.

[484]. Carlo V una volta, non potendo tener dietro in Genova alla fiorita dicitura latina di un oratore, uscì confidenzialmente col Giovio in questa esclamazione: «Ahimè, quanto aveva ragione una volta il mio maestro Adriano, quando mi prediceva, che sarei stato punito della mia poca diligenza nello studio del latino!» — Paul. Jov. Vita Hadriani VI.

[485]. Lil. Greg. Gyraldus, De poetis nostri temporis, parlando del Collenuccio. — Filelfo, laico e ammogliato, tenne nel duomo di Como un discorso per l'ingresso del vescovo Scarampi nell'anno 1460.

[486]. Fabroni, Cosmus, Adnot. 52.