[291]. Convito, ed. Venezia 1529, fol. 5 e 6.
[292]. Paradiso, VI, 112 e seg.
[293]. Per esempio: Inferno, VI, 89, XIII, 53, XVI, 85, XXXI, 127.
[294]. Purgatorio, V, 70, 37, 133, VI, 26, VIII, 71, XI, 31, XIII, 14.
[295]. Purgatorio, XI, 79-117. Oltre la gloria, quivi si trovano confusamente grido, fama, rumore, nominanza, onore, tutti sinonimi della stessa cosa. — Boccaccio poetava, com'egli confessa nella Lettera di Giov. Pizinga (Opere volgari), vol. XVI, perpetuandi nominis desiderio.
[296]. Scardeonius, de urb. Patav. antiq. (Graev, Thesaur. VI, III, col. 260). È incerto se si debba leggere cereis, muneribus, o per avventura certis muneribus. — L'individualità alquanto spiccata del Mussato può riscontrarsi dalla solennità, con cui è scritta la sua Storia di Enrico VII.
[297]. Epistola de origine et vita ecc. al principio delle sue opere: Franc. Petrarca posteritati salutem. Certi critici moderni, che si scagliano contro la vanità del Petrarca, al suo posto avrebbero difficilmente saputo serbare tanta bontà e sincerità d'animo, come lui.
[298]. Opera, p. 117: De celebritate nominis importuna.
[299]. De remediis utriusque fortunae, passim.
[300]. Epist. seniles, III, 5. Un'idea della celebrità del Petrarca ce la dà, per esempio, Biondo Flavio (Italia illustrata, p. 416) cento anni più tardi, quando ci assicura che anche un dotto non ne saprebbe di più intorno al re Roberto il buono, se il Petrarca non l'avesse così spesso e con tanto affetto ricordato.