[321]. Angeli Politiani Epp. L. X.

[322]. Paul. Jovius, De romanis piscibus, Praefatio (1525), dove dice che la prima Decade delle sue storie sarebbe tra breve pubblicata non sine aliqua spe immortalitatis.

[323]. Cfr. a questo riguardo i Discorsi, I, 27. La tristizia può avere la sua grandezza ed essere in alcuna parte generosa: la grandezza può tener lontana da un fatto l'infamia: l'uomo può onorevolmente essere un tristo, in contrapposto ad uno perfettamente buono.

[324]. Storie fiorent. l. VI.

[325]. Paul. Jov. Elogia, parlando di Mario Molza.

[326]. Il medio-evo è ricco di poesie così dette satiriche, ma la satira non è ancora individuale, bensì quasi affatto generale ed astratta, rivolta contro classi intere, corporazioni, popolazioni ecc., e quindi anche facilmente assume un colore e un andamento didascalico. Il tipo generale di questa tendenza si ha principalmente nella favola del Reineke Fuchs, sotto tutte le forme con cui fu redatta presso i diversi popoli d'occidente. Per la letteratura francese di questa parte speciale veggasi l'eccellente nuova opera di Lenient: La satire en France au moyen-âge.

[327]. In via eccezionale vi si trova anche un'arguzia insolente, Nov. 37.

[328]. Inferno, XXI e XXII. L'unico che potrebbe paragonarsi con Dante, è Aristofane.

[329]. Un modesto principio nelle Opere, p. 421 e segg., e nel Rerum memorand. libri IV. Altro saggio si ha nelle Epp. Seniles, X, 2, p. 868. Il giuoco di parole si risente spesso del luogo dove si ricoverò nel medio-evo, il convento.

[330]. Nov. 40, 41: il condottiere è Ridolfo da Camerino.