[7]. Libri, op. cit. II, p. 174 e segg.
[8]. Scardeonius, De urb. Patav. antiquit. nel Grevio, Thesaur. ant. italic. t. VI, pars III.
[9]. Veggansi i lamenti esagerati del Libri, op. cit. II, p. 258 e segg. Per quanto sia da deplorare, che un popolo dotato di tante attitudini non abbia consacrato una maggior parte delle sue forze alle scienze naturali, crediamo tuttavia ch'esso abbia avuto scopi ancor più elevati, che in parte anche raggiunse.
[10]. Alexandri Braccii descriptio horti Laurentii Med., ristampata anche come Appendice N. 58 alla vita di Lorenzo di Roscoe. Anche nelle appendici al Laurentius di Fabroni.
[11]. Mondanarii villa, ristampato nei Poemata aliquot insignia illustr. poetar. recent.
[12]. Sul giardino zoologico di Palermo sotto Enrico VI, v. Otto de S. Blasio ad a 1194. — Quello di Enrico I d'Inghilterra nel parco di Woodstock (Guil. Malmesbur, p. 638) conteneva leoni, leopardi, cammelli ed un porcospino, tutti doni di principi stranieri.
[13]. Come tale qui, dipinto o scolpito in pietra, è detto marzocco. — In Pisa tenevansi delle aquile: cfr. gli interpreti di Dante, Inferno XXXIII, 22.
[14]. V. l'estratto di Aegid. Viterb. presso Papencordt, Storia della città di Roma nel medio-evo, p. 367, not., dove si cita un fatto del 1328. — Le lotte delle bestie feroci fra loro e coi cani servivano di spettacolo al popolo nelle grandi occasioni. Nel ricevimento fatto nel 1459 in Firenze a Pio II e a Galeazzo Maria Sforza si riunirono insieme in uno steccato chiuso sulla piazza della Signoria tori, cavalli, cinghiali, cani, leoni e una giraffa, ma i leoni si accovacciarono e non vollero attaccare altre bestie. Cfr. Ricordi di Firenze, Rer. ital. scriptor. ex florent. codd. t. II, col. 741. Diversamente da questi nella Vita Pii II, Murat. III, II, col. 976. Una seconda giraffa fu regalata a Lorenzo il Magnifico da Kaytbey, Sultano de' Mammelucchi. Cfr. Paul. Jov. Vita Leonis X, L. I. Del resto del serraglio di Lorenzo era celebre specialmente un magnifico leone, la cui uccisione per opera d'altri leoni fu riguardata come un presagio della morte di Lorenzo.
[15]. Giov. Villani X, 185, XI, 66. Matteo Villani III, 90, V. 68. — Quando i leoni s'azzuffavano tra loro o si uccidevano, lo si aveva come un cattivo augurio. Cfr. Varchi, Stor. fiorent III, p. 143.
[16]. Cron. di Perugia, Arch. stor. XVI, II, p. 77. All'anno 1497. — Ai Perugini fuggì una volta una coppia di leoni. Ibid. XVI, I, p. 382, all'anno 1434.