[67]. Isabella Gonzaga a suo marito, 3 febbraio 1502, Arch. Stor. Append. II, p. 306 e segg. — Nei Misteri francesi gli attori si presentavano dapprima tutti in processione al pubblico, e ciò dicevasi la montre.

[68]. Diario ferrarese, presso Murat. XXIV, col. 404. Altri passi su quel teatro veggansi alle col. 278, 279, 282-285, 361, 380, 381, 393, 397.

[69]. Strozii poetae, pag. 232; nel libro IV degli Aeolosticha, di Tito Strozza.

[70]. Francesco Sansovino: Venezia, fol. 169. Invece di parenti ci pare dover leggere pareti. Del resto anche così il concetto non riesce troppo chiaro.

[71]. Quest'è appunto ciò, cui allude il Sansovino (Venezia, f. 168), quando si lamenta che i recitanti guastano le commedie con invenzioni o personaggi troppo ridicoli.

[72]. Sansovino, l. c.

[73]. Scardeonius, De urb. Patav. antiq. presso Grevio Thes. VI, III, col. 288 e segg. Un passo importante anche per la letteratura dei dialetti in generale.

[74]. Che quest'ultimo almeno esista già ancora sino dal secolo XV si può dedurlo dal Diario ferrarese, che confonde i Menecmi di Plauto rappresentati in Ferrara nel 1501 col Menechino in discorso. V. Murat. XXIV, col. 393.

[75]. Il Pulci nel suo capriccio finge per la sua storia del gigante Margutte una solenne antichissima tradizione (Morgante, c. XXIX, stor. 153 e segg.) — Ancor più strana è l'Introduzione critica di Limerno Pitocco (Orlandino, I, str. 12-22).

[76]. Il Morgante fu stampato la prima volta prima del 1488. Sui tornei v. più avanti.