[104]. Commentario delle più notabili et mostruose cose d'Italia ecc. Venezia, 1569. (Scritto probabilmente prima del 1547).
[105]. Più tardi s'incontrano frequenti enumerazioni di città in forma scherzevole, per es. nella Macaroneide, Phantas. II. — Per la Francia poi è Rabelais, che conobbe la Macaroneide, la grande fonte di tutti gli scherzi, di tutte le allusioni e di tutte le malizie locali e provinciali.
[106]. Vero è però che anche talune letterature già sulla via dello scadimento si occupano assai volentieri di descrizioni esatte e minute. Cfr. per es. presso Sidonio Apollinare la descrizione di un re dei Visigoti (Epist. I, 2), quella di un nemico personale (Epist. III, 13), ovvero nelle altre sue poesie i tipi delle singole popolazioni germaniche.
[107]. Intorno a Filippo Villani cfr. sopra a pag. 75.
[108]. Parnaso teatrale, Lipsia 1829. Introd. p. VII.
[109]. La lezione qui evidentemente è guasta.
[110]. Tutto lo scritto è ricco di simili descrizioni.
[111]. Il bellissimo canzoniere di Giusto de' Conti «La bella mano» non dice di questa celebre mano della sua innamorata nemmeno tanto, quanto racconta il Boccaccio in dieci passi dell'Ameto delle mani delle sue ninfe.
[112]. Della Bellezza delle donne, nel primo volume delle Opere del Firenzuola, Milano 1802. — Della bellezza del corpo come indizio della bellezza dello spirito, veggasi ciò che egli dice nel vol. II p. 48-52 nei Ragionamenti, che precedono le sue Novelle. — Fra i molti che sostengono simili idee, al modo degli antichi, nomineremo soltanto il Castiglione, Cortegiano, L. IV, fol. 176.
[113]. E questa era l'opinione universale, e non dei soli pittori in grazia del colorito.