[118]. Inferno, XXI, 7. Purgat. XIII, 61.

[119]. Non bisogna credere troppo in sul serio al Platina (Vitae Pontiff. p. 310), quando ci narra che egli tenesse nella sua corte un certo Greco, fiorentino, quasi in qualità di buffone: hominem certe cujusvis mores, naturam, linguam cum maximo omnium qui audiebant risu facile exprimentem.

[120]. Pii II, Comment. VIII, p. 391.

[121]. Questa così detta Caccia è ristampata nel Commentario all'Egloga del Castiglione.

[122]. V. il Sirventese di Giannozzo da Firenze presso Trucchi, Poesie ital. inedite, II, p. 99. Le parole sono in parte affatto inintelligibili, vale a dire o realmente tolte dalle lingue dei soldati stranieri, o imitate assai destramente. — Anche la descrizione di Firenze durante la peste del 1527 del Machiavelli entra in qualche modo in quest'ordine di scritti, non essendo che una serie di singoli quadri di una evidenza parlante, relativi ad una condizione di cose veramente spaventevole.

[123]. Se si crede al Boccaccio (Vita di Dante, p. 77), Dante avrebbe scritto due egloghe, probabilmente in latino.

[124]. Il Boccaccio nel suo «Ameto» ci dà una specie di «Decamerone» miticamente travestito, e in modo comico dimentica talvolta questo travestimento. Una delle sue ninfe è ortodossa cattolica e fa d'occhietto in Roma ai prelati; un'altra prende marito. Nel «Ninfale fiesolano» la ninfa Mensola, già incinta, si consulta «con una vecchia e saggia ninfa» e simili.

[125]. Nullum est hominum genus aptius urbi, dice Battista Mantovano (Ecl. VIII) degli abitatori di Monte Baldo e di Val Sassina, atti a qualunque mestiere. Come è noto, alcune popolazioni di campagna hanno ancora oggidì un privilegio speciale per certi lavori nelle grandi città.

[126]. Uno dei passi più notevoli si ha per avventura nell'Orlandino, cap. V, Str. 54-58.

[127]. Nella Lombardia i nobili non si vergognavano nel secolo XVI di ballare, saltare e gareggiare nella corsa coi contadini, (v. Il Cortigiano, L. 2, fol. 54). — Un proprietario, che si consola dell'avidità e falsità dei suoi contadini, perchè così s'impara a meglio sopportare praticando coi contadini, veggasi in Pandolfini, Del governo della famiglia, p. 86.