Al vecchio Brinda era spesso capitato sott'occhio da circa due anni il nome della Amieri, e in quel momento appunto, dopo aver letto le critiche dell'abate Pildani, rifletteva tra sè:
—Tutte così queste ragazze… queste nuove celebrità… vogliono strafare… non vogliono cantare la musica come è scritta… chi sa dove arriveremo fra poco… bisognerà che noi maestri andiamo a scuola dai cantanti…
E tornava a sorbire la cioccolata, che le malinconiche riflessioni non gli facevano parer meno buona.
Fu suonato il campanello; poi la vecchia governante, ex-musicista, ex-comprimaria, che sapeva a mente tutta la Serva Padrona del Pergolese, entrò nel salotto, senza bussare alla porta, e annunziò al maestro che due donne domandavano di parlargli.
—A quest'ora?—disse il Brinda, spingendosi verso la nuca la papalina con la mano sinistra.—Chi sono?
—Una di esse soltanto mi ha detto il nome… si chiama Amieri…
—Amieri?… Amieri?… E che cosa vuole da me questa celebrità?—borbottava il vecchio assai burbero.—Basta! fa' passare.
Entrarono due donne tutte vestite di nero.
Una di esse restò vicino alla porta, che aveva serrato dopo di sè, l'altra, slanciandosi verso il maestro, che si era alzato, gli si avviticchiò al collo con uno slancio di affetto filiale.
—Animo!… Che c'è, ragazza? Che hai?—disse il buon vecchio, meravigliato, e cercando liberarsi da quelle due braccia rotonde, ben tornite, che lo stringevano e quasi lo soffocavano.