—Vi riporterò quella cassetta!—aveva detto più volte a Lina, incontrandola.

La ragazza gli aveva sempre risposto, indifferente alle occhiate
assassine, che le lanciava il birro, disinvolta:—Quando vi pare!…
Non c'è furia!… Quando sarò tornata nella mia casa in Via
Cardinali… Per ora non ci vado!

Una parente di Lina era rimasta nella antica casupola del pompiere varii anni, e, tornata Lina, se n'era andata perchè essa potesse di nuovo abitarvi, se volesse.

La sera del 30 giugno. Lina aveva chiesto il permesso di passare la notte in casa sua. E le era stato accordato da Antonietta, che pensava la ragazza vaga di andarsene a godere la festa delle Cascine con le sue amiche, non rivedute più da tanto tempo.

Invece Lina si indirizzò subito verso la via San Miniato fra le Torri e salì la scaletta della Torre, che era dinanzi ad un vecchio albergo.

Oggi anche quel vetusto edificio fu abbattuto.

La scaletta era così angusta che un uomo molto pingue, anche solo, non avrebbe potuto passarvi.

Le stanzuccie all'ultimo piano che abitava Lina, furono abitate sino a circa quarant'anni or sono: di lassù si godeva la vista di tutta Firenze, delle montagne, delle colline che la circondano: vi si viveva in pace da tutti i rumori, che non giungevano sino a quella tranquilla e ardua altezza.

Dieci minuti dopo che Lina era entrata nella Torre, un uomo usciva dal Vicolo degli Anselmi, e ratto ratto, traversando il Mercato, imboccava la via Cardinali, e si fermava al primo uscietto, a sinistra, così angusto e così basso, e si chinava, si rimpicciniva per entrarvi. Poi si arrampicava a stento, imbarazzato dalla sua corpulenza, nell'andar su per la scala.

Lina già si era tolte le vesti, non resistendo al caldo di quella notte di giugno, e andava qua e là, facendosi lume, rovistando per la casa, che non aveva a suo agio riveduto da tanto tempo.