—Ora basta davvero!—disse la ragazza, tirandolo dolcemente per un orecchio.

Lucertolo lasciava fare, tutto lieto di quella curiosa carezza.

—Ora basta! è tempo che baciate… il chiavistello.

Si avvicinò con lui alla porta e lo accompagnò su lo squallido, angusto pianerottolo, tenendolo sempre per l'orecchio.

—Buona notte, assassina!—mormorò il birro a traverso la porta, quando Lina con la sua mano bianca l'ebbe richiusa.

—Buona notte, Lucertolo!—mormorò una vocina scherzosa dall'altra parte.

XXIX.

Due giorni dopo la scena avuta con Lucertolo, Lina partiva da Firenze.

La sera del 1° luglio, come era stato convenuto, essa aveva seguitato
Antonietta, il Brinda e Roberto all'Ospedale dei Pazzi.

I due vecchi, Enrico e Agatina, il padre e la madre di Antonietta, a' quali il dolore aveva fatto smarrir la ragione, erano stati preparati abilmente dai medici all'incontro, sul quale costoro contavano per una guarigione immediata. Ma occorreva che tutto fosse fatto con cura, e ogni precipitazione fosse evitata. Un'impressione troppo violenta, improvvisa, poteva aggravare la infermità delle stanche e così vacillanti intelligenze dei vecchi: deboli fiamme, che ogni soffio troppo forte avrebbe spento per sempre.