—Addio, sorella!—soggiunse il frate.—E da qui innanzi non ci vedremo mai più… Io sarò veramente morto per tutti: e, quando venga la mia ora, sarò seppellito laggiù nel cimitero del convento, dove non si scrive nessun nome sulle fosse, in segno della nostra umiltà… Alcuni frati si ricorderanno forse di me, per qualche tempo, col finto nome che ora porto.
—Addio, Marrone!—disse Lucertolo, dando al Carminati il nomignolo che egli aveva da pompiere.—Marrone frate!… chi l'avrebbe mai detto?…
—Addio—ripetè il frate, stringendo loro la mano.—Rammentate che Bobi Carminati è morto… e la preghiera contrita di Fra Leone salirà al cielo per voi!…
Proferite queste parole, il frate rientrò nel convento e serrò dietro di sè la porta pesante.
Lina e il capo-agente Lucertolo, tenendosi per mano, scesero, saltellando, l'erta.
XXXI.
Un mese dopo in una chiesa di Roma si celebrava con gran pompa il matrimonio fra Antonietta e Roberto: ufficiava un arcivescovo cattolico in tutto lo sfarzo de' suoi ricchi paramenti.
Due vecchi erano inginocchiati vicino agli sposi: Agatina ed Enrico.
Il sì fu pronunziato da Roberto e Antonietta con profonda commozione.
I loro cuori, che battevano concordi, amantissimi, non dovevano disgiungersi mai nella vita: un amore immenso li esaltava, li faceva palpitare; erano contenti della loro passione, dei grandi, terribili ostacoli superati.