L'avvocato fiscale raccolse alcuni fogli, che aveva dinanzi e ne dette lettura.

Due medici, fra' più ragguardevoli che avesse Firenze, asserivano che Nello possedeva compiuta coscienza de' suoi atti, e che poteva tenersi per fermo avesse agito la notte del 14 gennaio con proposito deliberato, se non con una vera e lunga premeditazione.

La lettura di tali dichiarazioni produceva nel pubblico il più vivo eccitamento: rendeva sempre più acuta l'avversione contro Nello.

—Ma abbiamo pure le perizie estragiudiciali!—ribattè l'avvocato
Arzellini.

Il presidente con un gesto benevolo fece cenno al difensore che non interrompesse.

—Lei parlerà a suo tempo… la prego… potrà dire tutte le sue ragioni—aggiunse l'egregio magistrato.

Si capiva che il presidente, nonostante la sua apparente severità, era già guadagnato o quasi alla causa di Nello.

Uomo di mente elevata, di molta esperienza, educato alla lettura delle opere dei filosofi, di intelligenza facile e pronta, aveva già capito ciò che i suoi colleghi non capivano: cioè che l'avvocato Arzellini combatteva in quei momenti per disputare un disgraziato, se non al patibolo, ad una pena che per lui sarebbe stata equivalente alla morte.

L'Avvocato fiscale riprese il suo discorso.

Descrisse con grande sfoggio di colori, con tutta la pompa retorica e declamatoria, della quale si faceva allora un immenso scupìo nei tribunali, la scena avvenuta tra il Vicolo della Luna e Piazza Luna la notte in cui era stato commesso il delitto.