«Se un lodevole zelo per il ben pubblico, se l'orrore per gli atroci delitti hanno a pregiudizio del Bartelloni fatta illusione al magistrato inquirente ed al Fisco, religiosamente da voi, sapientissimi giudici, dopo le risultanze processuali, verrà riconosciuta la loro legale insussistenza, e il vostro equo giudicato, la ragione e la giustizia porranno fine alle tante immeritate sciagure ed al carcere in cui ha dovuto gemere il mio difeso.
«Scusabile è il Fisco nell'accusare, ed io di buon grado lo scuserò: ma perchè, eziandio chiedendo una minor pena, è venuto a parlarci di patibolo e di catene: ad atterrire un debole innocente con la sanguinosa suppellettile del suo spaventevole armamentario?
«Il Fisco vi ha raccontato, prestantissimi giudici, come si svolgesse, giusta i suoi criterii, la scena nefasta, che macchiò di sangue la notte del 14 gennaio il Vicolo della Luna e la Piazza Luna.
«Di nuovo io ammiro la fervida fantasia dell'oratore, il suo immenso, sconfinato zelo per perseguitare il delitto.
«Ma, ad ordire la sua tragica favola, il Fisco non tien conto neppure dei costituti, delle giudiciali dichiarazioni, dei giurati asserti dei testimoni, che già si trovano in atti.
«Dice il Fisco che il mio cliente si appostò varie sere nell'orrendo
Vicolo, deciso a commettere un latrocinio.
«Egli non aspettava il Gandi, aspettava una preda qualsiasi, aspettava un uomo che potesse derubare.
«E pure, o signori, il testimonio Cosimo Pardilli, suonatore nell'orchestra del Teatro della Pergola, non ha giurato dinanzi al giudice inquirente che la sera del 14 gennaio, dopo le 10, mentre chiuso nella stanza, che egli abita nel così detto Palazzo della Cavolaia, suonava il violino, udì il mio cliente che cantava sotto la sua finestra, rispondente in Piazza Luna?
«Ah, è nuovo l'esempio, concedetemelo, eccellentissimi giudici, di questo assassino, che aspetta, cantando, col pugnale alzato, la sua vittima.
«Il Fisco non ha sentito quanto diventava grottesca la sua accusa?»