—Ed io l'assicuro, signor auditore—ribattè il presidente—che la mia coscienza è molto titubante, e molto agitata. Io sono turbato da un'idea che mi è tornata spesso alla mente durante il processo, che cioè l'origine del delitto commesso la sera del 14 gennaio è sempre un mistero per la giustizia: che esso ci sfugge nel suo complesso: che non ne abbiamo in poter nostro che una parte accidentale. Una voce, che non posso far tacere, la voce della mia coscienza, mi grida che il sangue, di cui fu trovato cosparso l'inquisito, non è stato versato da lui. Egli è la vittima di un delinquente accorto quanto feroce. Nella debolezza del suo intelletto, invece di difendersi, egli si accusa, corre da sè incontro al precipizio.
Il magistrato, con la sua esperienza, con la sua squisita sensibilità, con la sua profonda intelligenza, vedeva, in quel momento d'immensa lucidità, la vera condizione del fatto luttuoso di cui la Rota doveva giudicare.
La sua mirabile intuizione parve a un tratto dissipare le oscurità del processo.
Nessuno fino allora aveva scrutato con tanta chiaroveggenza nell'intricatissimo e tenebroso affare.
Svolse più ampiamente le circostanze di fatto, le prove, le risultanze del processo, e finì esclamando:
—Riflettiamo; ponderiamo bene, o signori, prima di condannare un innocente!
I quattro auditori, che sedevano dall'altro lato della tavola, presero tutti insieme la parola.
—Lascino parlar me!—disse il relatore della causa,—poi ciascuno di loro farà le sue osservazioni…. Il ragionamento del dotto nostro presidente—si capiva che quell'aggettivo aveva scottato le labbra dell'auditore Pantellini—è ingegnoso, sottile, ma non distrugge le prove materiali, che ci sono contro l'inquisito. Alle teorie sullo stato mentale dell'inquisito io sono incredulo…. peggio che incredulo!—dichiarò con crudezza l'auditore,—per me sono ammennicoli…. Li detesto come argomenti di difesa, ma in qual via c'inoltreremo, se noi magistrati li raccogliamo e cominciamo a ripeterli in Camera di Consiglio?
Il presidente fece un lieve movimento d'impazienza, ma uomo di tatto squisito, di educazione eletta, si rattenne.
—Lei auditore,—rispose con calma il presidente, gingillandosi con la catena dell'orologio, e mezzo rovesciato sulla spalliera della poltrona,—insiste tanto sulle prove materiali, mentre fa assoluta astrazione dall'origine, dalla sostanza del delitto…