—Per ammettere che tutto ciò che ha fatto, o detto l'inquisito sia una simulazione, bisognerebbe ammettere che egli sia dotato di una intelligenza veramente straordinaria… Egli non si è smentito un momento… Per varii mesi è stato sempre eguale a sè stesso, non si è tradito un solo istante…. Dove ha attinto questa forza d'intelletto, questa sagacità un giovinastro, che sino a che non è stato arrestato, fu sempre creduto uno stolido, un imbecille?… Ci sono certi ragguagli insignificanti, in apparenza, ma de' quali noi, cui è affidato un sì prezioso tesoro, l'onore, la tranquillità, la felicità talvolta dei nostri simili, siamo obbligati a tener conto. Non vi è nulla anzi di piccolo, d'insignificante per la giustizia.
—Il signor Presidente è stato convertito dal canto di sirena dell'avvocato Arzellini!—osservò con piglio ironico, il relatore della causa.
—No, caro auditore, io non mi lascio convertire, ma neppure mi ostino contro le evidenze, che mi porgono la scienza e la ricerca della verità. Mi ascolti. Abbiamo un ragguaglio, che ricorre più volte nel processo. L'inquisito la sera in cui fu commesso il delitto, è stato udito cantare. Ha cantato spesso, nel carcere: talora, lasciando il cibo e interrompendo di parlare con coloro che l'interrogavano… ha cantato all'udienza. Queste vociferazioni sono considerate come un espediente, di cui l'inquisito si serve a sviare l'accusa. Però si dice che egli è rimasto colto nella propria rete: volendo ingannare, ha rivelato invece la propria malizia perchè la sera del 14 gennaio egli cantava, ripetendo con precisione l'aria eseguita dal testimone Pardili sul violino; all'udienza cantava un'aria, che si è verificato esser quella eseguita, sull'organetto, da uno zingaro che passava per la strada in quel momento. Dunque, si conclude, egli non è stolido, non è idiota, è intelligente.
—Sicuro! sicuro!—bofonchiava l'auditore Pantellini.
—Ma, no, signor auditore! Posso mostrarle libri di scienziati, provarle con casi antichi e recenti che ci sono veri e propri idioti, i quali hanno speciali attitudini per la musica, si commovono, si esaltano all'udire melodie, le ritengono con estrema facilità, le ripetono con orecchio sì fine da disgradarne certi artisti dei teatri minori. Alcuni arrivano a suonare e ad inventare delle arie…. Questo delinquente, che cantava con premeditazione al momento di commettere il delitto, e ha cantato all'udienza, è troppo abile e troppo incauto al tempo stesso; per credere alla sua prodigiosa penetrazione, alla sua acutezza, ci vuole, mi lascin pur dire, uno sforzo maggiore che per credere alla sua innocenza, alla sua irresponsabilità.
Le sottili osservazioni del valoroso magistrato andavano perdute.
Gli auditori, Pantellini, Comettini e Salti non dissimulavano più i gesti della loro impazienza.
Il presidente non li vedeva. Egli era tutto assorto nella sua teoria.
—Le perizie estragiudiciali sono dovute ad uno scienziato eminente, ad uno di quegli osservatori perspicaci, che hanno studiato i fenomeni morali con una pazienza sublime. Ciò che si dice sulle condizioni mentali dell'inquisito, confesso, che mi ha colpito… Egli ha apparenza in certi istanti di uomo ragionevole, ma l'esistenza in certi infermi della mente di una facoltà qualunque, di una attitudine speciale, superiore, se vuolsi, non solo alle altre, ma eziandio a quelle degli uomini psichicamente sani, pone spesso in inganno gli osservatori superficiali… Io sento che abbiamo dinanzi un tipo degenerato: un eccentrico piuttosto che un delinquente.
—Ah, ma queste, scusi, sono utopie!—disse con la sua voce stridula il Pantellini.