—Ah se mi fosse toccato ieri sera l'asso di cuori!—pensava tra sè l'auditore Cometti!
—Questa causa è grave, molto grave, secondo me—riprese il presidente—Non so quali sieno i pareri degli egregî auditori, ma quanto a me dichiaro che il libello fiscale non mi ha lasciato molto persuaso.
—Come? Come?—domandò subito esasperato l'auditore Pantellini—lei può dubitare della reità dell'inquisito?
—Sì, signor auditore, io ne dubito…
—Ed io pure e da un pezzo!—interruppe l'auditore Lechini.
—Mi sembra che anche scartando…. molte prove—soggiunse l'auditore Comettini, che aveva sempre per la mente un resto di partita a calabresella—ci rimangano pur sempre prove irrefragabili….
—Se ci rimangono!… Ma dica che a ogni parola del processo si moltiplicano!—replicava ingrugnito il relatore.
—Prove… prove: è presto detto. Ma scrutiamole un poco, ventiliamole queste prove… Non si accorgono, lor signori, quanto appunto ci sia deficienza di prove assolute sulla origine del delitto?… Ecco, io apro il processo a pag. 26. Leggo la querela, in atti, dello Scrivano della Piazza. Stiano bene attenti! in questo documento è dichiarato che le prime traccie del sangue furon trovate nel Vicolo dinanzi alla porta della stanza segnata col num. 5.
—È chiaro—continuò il presidente—che l'assassinato ha ricevuto davanti a questa porta la ferita, l'ha ricevuta, cioè, dopo aver fatto alcuni passi nel Vicolo. È spiegato, è provato bene come il signor Gandi abbia potuto essere indotto a inoltrarsi a tale ora, in tal luogo? Per ricevere la ferita alla testa da un giovane di piccola statura come l'inquisito, è evidente che egli ha dovuto chinarsi, prestarsi all'aggressione… In che modo?… Il pugnale, che ha prodotto la ferita è stato brandito da mano robusta… Ora l'inquisito ha appena la forza di un fanciullo. Avranno osservato, durante l'udienza, che il suo braccio trema con una specie di movimento paralitico…
—Solite simulazioni di questi furfanti!—interruppe l'auditore
Pantellini.