—Ora dunque passiamo agli affari!—osservò il presidente, interrompendo ad un certo punto la conversazione.

Era tornato molto serio. Si preparava a ribattere con la sua coscienza, con la finezza e il vigore del suo ragionamento le obiezioni, che prevedeva gli sarebbero mosse dall'auditore Pantellini. La lotta doveva essere combattuta fra que' due magistrati, d'indole così diversa, sempre avversarii, l'uno, il Pantellini, geloso e rabbiosamente invidioso dell'altro, ma tutti e due le migliori teste, che avesse quel Turno della Rota. Secondo che l'uno o l'altro prevalesse nella discussione, era certo avrebbe avuto con sè il maggior numero de' colleghi, salvo il Lechini, che dava sempre il suo voto conforme a quello del presidente, l'auditore Comettini, che votava sempre con l'auditore Pantellini suo pigionale.

L'auditore Pantellini fece un gesto brusco, come se avesse voluto dire:—Era tempo!

—Come sanno,—ripigliava il presidente,—dobbiamo occuparci della causa pel latrocinio commesso nel Vicolo della Luna. La Rota deve giudicare dei punti seguenti:

«È provato, in genere, il fatto che il signor Roberto Gandi pittore, come risulta dal libello fiscale, fosse proditoriamente assalito la sera del 14 gennaio nel Vicolo della Luna, che fosse ferito, e in conseguenza della ferita riportata alla testa, sia da varii mesi obbligato a guardare il letto…

—Costrutto francese! costrutto francese!—brontolò l'auditore
Biscotti.

—A stare a letto, dunque, signor auditore, si calmi!… È provato che la ferita abbia messo in grave pericolo la vita del signor Gandi?

«È provato, in specie, che colui che produsse la ferita fu l'inquisito Nello Bartelloni?

«È provato che lo facesse a scopo di furto e con premeditazione?

«È provato che l'inquisito fosse in stato mentale, come ha dedotto la difesa, tale da escludere, o diminuire la sua imputabilità?»