A sinistra dell'auditore Pantellini, relatore, sedeva l'auditore Comettini, che tutte le sere andava a giuocare a calabresella, o a picchetto, col vicario dell'arcivescovo, e in Camera di Consiglio meditava, preparava i suoi più bei colpi.

Il sesto auditore, Dario Salti, vedovo, aveva per casa una grossa, ossuta fantesca, che lo dominava, lo raggirava, gl'incuteva un inesplicabile terrore, co' suoi modi pazzeschi e indiavolati.

L'arcigna creatura aveva un odio furibondo contro i libri. Non voleva che l'auditore ne comprasse, nè gli aveva mai permesso di metter su, in casa, uno scaffale.

L'auditore, per studiare, per consultare un volume, andava qua e là, or con un pretesto, or con l'altro, nelle case de' suoi colleghi.

Le stanze della Rota erano per lui il Paradiso. Non avrebbe mai voluto uscire dalla Camera di Consiglio: vi si trovava più contento che in casa sua.

Quando una sessione, una discussione era finita, mentre i suoi colleghi si alzavano in fretta, e apparivano sodisfatti di andarsene, egli diventava cupo, attristato; l'idea di dover tornare a casa, delle accoglienze, che gli avrebbe fatto la rozza e irosa Megera, il suo carnefice in gonnella di rigatino, lo atterriva.

Era lungo lungo, secco, calvo, con un naso sperticato, di larghe narici. Aveva circa sessant'anni.

Il presidente quella mattina, appena entrato, fece con gli auditori la sua solita conversazione.

—Avevano letto la poesia a Santa Cecilia del canonico Trenti?… Un nuovo Metastasio!… Si preparava alla Pergola un bello spettacolo… Era arrivata a Firenze Miss Zigstown… È dovuta venir via da Londra, dicono, perchè una sera un grande personaggio della Corte è stato sorpreso nel corridoio, che metteva alla cappella del palazzo dove la Miss, che è cattolica, si trovava… a pregare. Un altro magistrato, mio amico, mi scrive da Lucca che la marchesa Flabelli è fuggita col tenore Ottavini…

—Sempre bene informato il nostro presidente!—diceva in atto estatico l'auditore Lechini.