—Spiegatemi il vostro ragionamento, ditemi in qual modo con le vostre ipotesi voi ricostruirete, per così dire, il delitto.
—Ecco… Io sono persuaso che il Carminati ha dato il colpo di pugnale… Quindi egli è fuggito alla Palla… Là ha parlato con la Sguancia… si è lavato il sangue… il sangue di cui restano tuttora scarse, ma sufficienti traccie, quasi distrutte, ma evidenti, nella lurida cucinaccia, ove di rado è adoperata la scopa e dove, pare, si fa risparmio di acqua.
L'avvocato dette di nuovo in uno scroscio di risa; come aveva fatto poc'anzi, quando Lucertolo gli aveva parlato della catinella da lui trafugata, e che conservava come un prezioso indizio.
—Mi rincresce di dover demolire a pezzo a pezzo l'edificio da voi architettato… Ma mi fa troppo ridere l'insistenza che voi mettete a voler considerare come un grande indizio quelle traccie… trovate in un tal luogo… in casa della Sguancia.
—Sangue umano!—disse Lucertolo bruscamente.
L'avvocato continuava a sghignazzare.
—Per Bacco!…—esclamò a un tratto Lucertolo, battendosi la fronte. Poi, lasciando ricadere la mano sul ginocchio, e chinando la testa, mormorò:
—L'equivoco è troppo ritorto!… Ora capisco—proseguì Lucertolo a voce più alta—perchè anche la Sguancia rideva alcuni giorni dopo… e quasi mi sfidava. Aveva già preparato una difesa… se pure…
—Su che fondate ancora—ripetè con serietà l'avvocato—le vostre presunzioni circa l'innocenza di Nello e la reità dei Carminati?
—Non potrei specificarlo con più minuti particolari di quelli che le ho riferiti…. Ma è una convinzione che io sento, che mi domina, che mi viene da un esame attento, da una sorveglianza continua di certe persone, che per alcuni mesi ho sempre pedinato; una convinzione che è nata, si è rafforzata in me, dopo certi sguardi che ho sorpreso, dopo che ho veduto in alcuni momenti certi volti impallidire… Insomma, sono uomo vecchio del mestiere…. ho fiducia assoluta che proverò l'innocenza di Nello.