—Ve lo auguro… Intanto io dubito che la Consulta accetti il ricorso in grazia, che ho già presentato, e prevedo che Nello fra qualche settimana sarà esposto alla gogna, insieme all'ultimo assassino condannato dalla Rota, e poi mandato a Pisa, a Livorno, o altrove, a fare i pubblici servizii con altri galeotti. Ed è innocente! innocente!…—ribatteva l'avvocato, esasperandosi.

—Anderà a scontare la sua pena, sì… ma ne uscirà… Anni sono,—così si esprimeva Lucertolo—quando io era famiglio nel capitanato di Siena, mi sono trovato a un caso, il cui ricordo ravviva ora tutte le mie speranze. Una donna dimorava in una casetta ad un solo piano insieme col marito. Dormivano separati, ciascuno in una stanza diversa… Un amante della donna si arrampicava talvolta di notte ad una terrazza, di là entrava nella camera della donna… Una notte entra, spinge la fragile porta, che dava nella terrazza, si accosta dove credeva che fosse la sua innamorata… La chiama, essa non si muove. Tenta di scuoterla, e si sente le mani bagnate… Riesce ad accendere un lume, e vede la donna immersa nel proprio sangue, con una gran ferita sotto la mammella sinistra… L'amante fugge, ma nel fuggire lascia sul muro traccie delle sue mani insanguinate. La mattina si scuopre il delitto… Nessuno pensò ad accusare il marito!… Si sapeva che la donna aveva un amante. La polizia si recò alla casa di quest'ultimo, gli trovò le vesti insanguinate, fu riscontrato che la traccia sanguinosa lasciata nel muro corrispondeva alla mano di lui… Due donne deposero che il giorno innanzi avevano udito fra i due amanti un grande alterco, seguito da violenti minaccie… Le circostanze, gl'indizii erano gravi contro l'inquisito… Fu condannato…

Lucertolo si riposò un istante, quindi aggiunse:

—Anche allora io dubitavo della reità dell'inquisito… A forza di induzioni, e di domande, mi parve di avere scoperto che il marito era sonnambulo. Ci nascondemmo per alcune notti in quattro persone, tutti d'accordo, nella casa… Una notte, sentiamo un rumore… L'uomo esce dalla sua camera con un lume, va nella cucina, prende un coltello, si accosta alla camera dove aveva dormito la defunta sua moglie, si avvicina al letto, che vi era sempre, e fa l'atto di menar giù un colpo di coltello. Tutti gettammo un grido!… Il sonnambulo si svegliò, il mistero era spiegato.

L'avvocato si era alzato e passeggiava su e giù per la stanza.

Si fermò dinanzi al caminetto, e volgendo le spalle al fuoco, mentre guardava il birro, che, sempre seduto, si dimenava sulla seggiola per vedere in viso il suo interlocutore, l'avvocato dette in un'esclamazione.

—Ah! ah!—egli ripetè—se io volessi raccontare tutti i casi ne' quali dopo una condanna, è stata riconosciuta l'innocenza di un inquisito, vi dovrei trattenere qui un pezzo… Sono quasi quarant'anni che esercito la mia professione, e mai, fortunatamente, fino ad ora, io mi era trovato nel caso di difendere un innocente e vederlo condannato… Ma oggi, oggi è altrimenti… Io sono certo che quel ragazzo non è reo.

—Dunque?…

—Dunque—soggiunse l'avvocato molto perplesso, e cogitabondo—gl'indizii contro di lui, dirò meglio le apparenze son tali da rendere timoroso anche il giudice più benevolo che si sentisse disposto in favore del disgraziato… Pure abbiamo un giudice dalla nostra, e il giudice più autorevole del Collegio della Rota, il presidente… Concorde con quello di lui ha dato il voto anche un altro auditore… Se un terzo auditore, dubbioso sulla reità dell'inquisito, avesse esitato… avesse dato il voto favorevole… il mio cliente sarebbe stato assoluto… Il processo è ora sottoposto alla revisione della Consulta, appunto per il dissenso del presidente con gli altri quattro auditori… Questo dissenso, secondo la nostra legge, autorizza la revisione!

—E allora—ripigliò Lucertolo, anch'egli tutto concentrato e pensieroso—abbiamo dinanzi a noi un mese, due mesi forse, fino a che pende la revisione, per continuare, per completare le ricerche.