Già ormai tutto era a buon punto per la fuga: e Roberto ringraziava il cielo d'averlo recato sì presso alla meta de' suoi desiderii.
Dopo sedici anni di prigionia, l'idea di trovarsi libero gli rendea tenui le difficoltà che doveva ancor superare: le ultime e le maggiori: quella di calarsi a salvamento da una sì grande altezza:- quella di passare senza intoppi, potersi allontanare inosservato fra le sentinelle.
Un colpo di fucile potea fermarlo nel momento in cui avrebbe creduto cogliere il frutto di tante, sì lunghe fatiche, sostenute per anni, con tenacia incrollabile, con la fede ardente verso uno scopo.
Il giorno che forse dovea esser per lui l'ultimo ch'egli trascorresse nella prigione pensò:
—Stanotte, allorchè scoccheranno le tre all'orologio del castello, effettuerò la mia fuga!
Si sentì un empito di affetti verso la gente che gli era stata sì benevola, nella sua prigionia: quel giorno volle accarezzare di più il bambino del soprintendente, ch'egli avea salvato, e, nel baciargli i biondi capelli inanellati, gli spuntava dagli occhi una lacrima.
Baciò la mano alla moglie del soprintendente, rammentando quanto era stata buona con lui.
—Mi auguro,—essa gli rispose,—che mio marito sia sempre lasciato qui, affinchè possiamo continuare ad esservi utili!
Fra i terrori provati da Roberto nel corso di vari anni, e che aveano sì scosso la sua fibra, uno dei più pungenti era stato quello che il Cardella fosse traslocato, e venisse un altro soprintendente, che gli toglierebbe i piccoli privilegi di cui godeva.
In tal guisa la sua fuga, preparata da anni, diverrebbe impossibile.