—Io posso da per tutto!—rispose Marco con una certa sicumèra.—Chi avrebbe creduto che potessi tanto quanto ho provato di potere? Avreste voi creduto che un uomo misero, stracciato, al quale gettavate, di quando in quando, pochi ducati, avrebbe potuto salvarvi dalla miseria, dall'obbrobrio, dal disonore?… Farvi ricco?… Mi sembra talvolta che sono io il padrone di tutta questa ricchezza,—disse Marco, guardando attorno a sè con una certa baldanza.

—Tu sei sempre a rinfacciare….

—No: no: ma quello che io ho compito, con tanto rischio e pericolo, non va a dirittura dimenticato,—prosegui insolente ed ironico.—Quando io penso,—e tendeva l'indice della mano destra verso Diana, che passeggiava tuttora nel giardino con Adolfo,—ch'io portando via quella ragazza all'ubriaco, cui era stata data in custodia, vi ho procurato tanta fortuna, e sto per procurarvene una tanto maggiore…. Ah, me la ricordo quella sera!… Mi par di vedere l'osteria: di sentire lo scalpitìo de' cavalli: una carrozza si ferma davanti alla porta: entra nell'osteria un uomo: un buon uomo: beve, ribeve: offre vino a tutti: parla, riparla: racconta che gli hanno affidato una bambina, che è nella carrozza….

—Ma tu mi hai già ripetuta, se non sbaglio, questa storia, punto per punto, mille volte….

—È una storia, che, in tutto il suo seguito, empie di ammirazione me stesso, che pur ne sono il modesto eroe,—ribattè, appoggiando su la parola: modesto!

Il marchese sorrideva con una certa amarezza.

—Modesto, dico,—proseguì l'altro,—perchè non ho cercato grandi ricompense… fin ora: e non mi son vantato con altri di quello che ho fatto… fin ad oggi!

—Ah, non hai avuto grandi ricompense?—esclamò il marchese, che s'irritava ogni volta che Marco tentava su lui un ricatto più forte dell'usato: e si accorgeva ch'ora n'era in procinto.—Non hai avuto grandi, anzi grandissime ricompense?… Ma, ammettiamo pure ch'io ti debba qualche cosa; e che saresti tu, a quest'ora, divenuto senza di me?… Probabilmente saresti tornato ad essere il galeotto Jacopo Scovazzo! Ora qui, ben vestito, ben pasciuto, onorato, rispettato dai galantuomini, ricco già di parecchie diecine di migliaia di lire, non sei contento: vuoi sempre di più, mentre hai quello che non avresti mai sognato di possedere o che ti sarebbe sembrato, sognandolo, il colmo della felicità….

—Dovresti sapere che l'appetito viene mangiando,—rispose Marco Alboni, o Jacopo Scovazzo, protervo,—qui sono inutili le parole sonanti, le belle parole con cui i pari nostri la danno ad intendere alla gente dabbene…. Noi siamo due furfanti…. qui possiamo dirlo già che nessuno ci sente… su cui i discorsi melliflui, gli appelli alla discrezione, alla temperanza, all'esser morigerati, fan l'effetto della carezza di una piuma su una massa di bronzo…. Noi non ci commoviamo, se non pel nostro utile: e questa è la nostra religione: tutto il resto c'è indifferente…. Sicuro, questi cavalieri, coperti di ferro,—e accennava a' quadri degli antenati del marchese, appiccati alle quattro pareti della gran sala,—non mi avrebbero forse veduto qui di buon occhio…. Ma la colpa è mia, se ci è voluto un furfante… come me… per salvare, almeno in apparenza, l'onore del loro rampollo: per salvarlo dalla vergogna d'aver un nome infamato, e dalla abiezione di una miseria, inasprita dal disdoro?

—Sono stanco!—mormorò il marchese, cui la collera toglieva quasi il respiro.