—E perchè, dunque, tu mi rimproveri?… Tu dici ch'io sto qui bene e dovrei esser contento della mia condizione?… E tu non stai meglio di me? E non sei ambizioso di farti maggior largo nel mondo, d'inalzarti, anche a prezzo dell'onore di una fanciulla, forse a prezzo della sua felicità, della sua vita?… È vero che di ciò non mi adonto, non penso a commovermi. L'utile, l'utile è la nostra sovrana legge!… La nostra regola è semplice: per star bene noi, non importa se dobbiamo calpestare qualcun altro…. Non è vero?

Il marchese non potea oppugnar certe teorie. Eran le sue, e Marco le avea apprese da lui.

Qualche volta, a tarda ora, o sul far del mattino, tornando dal Club, o da cene con donne e uomini di dubbia fama, egli, che s'era insozzato in tutte le tristi compagnie, ubriaco, mezzo fuori di sè, sciorinava dinanzi a Marco le sue ciniche, fetide dottrine. L'altro, senza faticarsi a formulare certi perversi concetti, li avea sempre messi in pratica.

—Dunque,—concludeva Marco,—anch'io son ambizioso…. Per quanto tempo credi tu voglia io continuare a far il servitore?… Sento anch'io il bisogno di comandare, non ristrettamente com'ora, ma assolutamente… sento il bisogno di non inchinar più la testa dinanzi a nessuno, neppure per semplice apparenza, come faccio a te…. quando gli altri son presenti. È necessario, urge che tu raccolga tutta questa fortuna, che ti è promessa, e a cui tu speri arrivare, perchè io ti presenterò le mie ultime condizioni!

Il marchese sedette su una poltrona, sbuffando e voltando le spalle a
Marco.

Questi, che si burlava sempre di lui, oltre al tormentarlo, fece una giravolta per andargli a sedere dirimpetto: e, cercando di fissarlo negli occhi, e avvicinandosegli, bisbigliava:

—Rammentatevi ch'io possiedo un importantissimo documento contro di voi; la letterina del dottor Krag: essa è in luogo ben sicuro e può uscir fuori ad ogni istante. So che voi pure avete un mio segreto… ma vi sfido a palesarlo: io, forse, potrò tornare ciò che fui sempre: il vostro disonore, la vostra rovina sono sicuri. Scegliete!… Potreste stare tanto bene, andar innanzi sì prosperamente per la via che vi piacerebbe di percorrere. Siete un briccone tra i più felici: non avete se non un ostacolo…. in me! E io non domando meglio che trarmi in disparte, lasciare sgombra la vostra via: solo dovete esser con me generoso…. Conoscete la contessina Ippolita Gavini? La madre è vedova: sono ridotte povere… e io voglio sposare quella ragazza grassa, paffuta…. Ci vogliono però molti quattrini…. Ecco una delle cose che voglio fare co' quattrini, che aspetto da voi…. La mamma è tutta ben disposta per me: le accompagno in chiesa: vo in casa a dir con loro le devozioni. Mi tengono per un santo…. Sino ad ora la ragazza dice d'aver in me un padre: così la stringo al mio seno, l'accarezzo…. Ieri era vestita di semplice mussolina…. Se sentiste che floridezza?… Mi sono promesso ormai godermi quella ragazza…. Una contessina!… Vi assicuro sarà, per parte mia, un matrimonio d'amore!… Ho forse troppa esigenza?

Si tacque per un poco: poi domandò languidamente, e con perfida malizia:

—Non ho diritto anch'io a un po' di felicità nel mondo?… E poi qui si tratta d'aver cura di una povera vedova e di un'orfanella….

—E bene,—disse il marchese, alzandosi, e volendo liberarsi da quell'incubo,—che le parenti milionarie di mia moglie muoiano presto e io abbia in mano i loro milioni: che Diana sia presto sotto la protezione del Re… e allora tu avrai tutto il denaro che vuoi: potrai prender moglie: e io sarò felice… che tu mi ti levi dinanzi!—queste ultime parole pronunziò a bassa voce.