Diana e Adolfo erano ora ben più vicini al punto donde li osservavano il marchese e il suo degno compagno.
Contradizioni della vita! Quale disparità fra le due coppie!
In alto il marchese e Marco, tristi, cinici, ipocriti, raggiratori, senza coscienza, crudeli, rotti a ogni vizio: e, in mezzo alle aiuole di fiori, tra i boschetti verdeggianti, Adolfo e Diana: cioè la bontà, la innocenza, la inesperienza, la poesia, l'amore!
IX.
Due giorni appresso, la mattina, di buonissim'ora, il marchese scriveva nella sua biblioteca.
Egli scriveva, come faceva una o due volte per settimana, alle sue ricche parenti.
In queste lettere menzognere parlava loro sempre del suo smisurato amore per Diana, delle nuove cure che sempre si dava per l'educazione di lei, dell'incontro che essa avea avuto, per la sua grazia, la sua bellezza, condotta da lui alla Corte e nel gran mondo.
Aggiungeva ch'egli vegliava su di lei a ogni istante: che la tenea lontana da ogni pericolo: tornava sempre a ripetere che la morte della moglie lo avea guarito da' suoi eccessi: ch'egli s'era ormai abituato a un tenore di vita serio, anzi austero, e se ne trovava sì lieto da provar rammarico di non averlo sempre seguito.
Le vecchie un po' credevano, un po' facean sembiante di credere: egoiste, non voleano da lui troppa molestia: amavano Diana, ch'egli avea recato loro più volte: e passavano lauti assegni.
Se Diana si maritasse, e posto che il marito andasse loro a genio, avean promesso dare ciascuna di esse un mezzo milione: ma ciò non garbava al marchese, poichè in tal guisa Diana gli sarebbe sfuggita, le sue rendite si sarebbero assottigliate.