Tenuta in casa, Diana dovea essere strumento della sua ambizione.
Mentre il marchese scriveva, Marco Alboni aprì l'uscio, al solito senza prima battere, e fece capolino tra la porta socchiusa.
—Si può?—disse, sogghignando.
Entrò in punta di piedi, con le mani incrociate sul petto, come quando assisteva, in apparenza tutto compunto, alle funzioni nelle chiese.
—È dunque vero—domandò—che tu dai, tra alcune settimane, una festa da ballo?
—Sì.
—E non mi dicevi nulla?
—Se tu mi avessi dato tempo, l'avresti saputo.
—Chi inviti?
—Tutta Napoli…. Gl'inviti saranno fatti a nome di Diana e mio: avremo qui tutte le amiche di Diana: il fiore della nostra aristocrazia.