Il duca aveva un quattrocento persone e più nella sua famiglia colonica: Enrica andava a ogni ora per i vasti possessi.

La ragazza entrava nelle case, all'improvviso; appariva non desiderata, maligna, ne' luoghi più remoti ove gl'innamorati si davano convegno; i discorsi e gli esempi di Cristina, che essa avea trovato un giorno senza vesti in una delle stanze più sfarzose del castello, con la guardia del parco; un vero gigante, ammirato da tutte le belle de' dintorni; i trastulli de' garzoni, delle forosette, che avea spesso sorpresi, le intimità, sulle quali aveva voluto mettere l'occhio nelle case, ne avevano infiammato l'immaginazione, e l'avevano resa precocemente desiderosa di piacere.

Essa era già sviluppata di forme; il seno mostrava appetitosi turgori: il fianco rilevato, la gamba straordinariamente massiccia, che tutti vedevano, poichè passeggiava allora per la campagna in guarnellino corto: le braccia erano rotonde, bianche, marmoree.

Un bellissimo giovinetto, biondo, robusto, di aspetto gentile, figlio di un contadino del duca, veniva spesso al castello per servigi, o a recar doni.

Era alto della persona, di larghe spalle, occhi vivi, naso aquilino, e mirabile nella proporzione delle sue forme. Aveva poi una certa grazia innata: spirava la tranquillità, la gioia, la forza.

Il collo nudo, il petto nudo, le gambe quasi nude, era bello a vedersi come una statua: come un Apollo o un Antinoo.

Cristina, non sappiamo con quale pretesto, lo aveva tratto nelle stanze della padrona, mentre essa un giorno correva i campi, e s'era trattenuta con lui.

Più tardi Roberto Jannacone riusciva a confabulare con Enrica. Essa incominciò a vederlo volentieri, a scherzarci, a incrudelire verso di lui: il suo modo di dimostrare affetto agli esseri che prediligeva.

Talvolta, selvaggia com'era, gli dava uno schiaffo sonoro; con una frustata gli aveva fatto un grosso sberleffo sul viso: un giorno gli aveva fatto di toccare un ferro, che ella aveva tenuto al fuoco lungo tempo, e Roberto ne fu per varii giorni ammalato.

Egli sopportava; aveva un suo disegno: quella ragazza appariscente gli metteva addosso ben altro fuoco che i ferri arroventati.