La principessa, col volto appoggiato tra le mani, singhiozzava dinanzi a Cristina. Non era il solito pianto, di cui, come sa il lettore, si valeva ad arte.
Ella singhiozzava pensando alla sua bambinetta; la improvvisa notizia della morte di quel piccolo essere l'avea sopraffatta, affranta.
Cristina la lasciava piangere, senza affannarsi a dirle una parola di conforto e come se ogni soffrire di lei le fosse indifferente.
Alla fine Enrica sollevò la sua bella testa. Le lacrime erano rasciutte; essa avea ripreso tutta la sua fierezza.
—Brutto sogno ho fatto in pochi minuti,—disse, poichè soltanto da pochi minuti erano insieme ella e Cristina,—e ho veduto nella mia mente tante cose, e mi hanno atterrito, spaventato…. Sono ben sola nel mondo; ho destato e desto in molti le più forti passioni, ma nessuno mi ama. È il mio castigo!… Quando penso che tu mi odii, non ostante tutto il bene che hai avuto da me, e dopo aver passato insieme con me tanti anni, ora per ora….
—Nessuno vi ama, perchè non sapete farvi amare….—rispose Cristina,—perchè nessuno ama gli orgogliosi: e l'orgoglio vi ha sempre dominato!… Il bene che avete fatto non fu apprezzato da alcuno perchè mescolato con troppo scherno, con troppo prepotente alterigia…. Ma, tali discorsi sono inutili…. Vi ho già detto ciò ch'io desidero…. ch'io voglio, anzi, signora principessa!
—Ah, sì, tu vuoi nuovi denari….
—Se non desiderate ch'io sveli tutto…. mostri i documenti….
La principessa si contorceva.
—Io non ho denaro in questo momento; non posso disporre della somma che tu domandi. Aspetta…. la troverò!