Scese dalla carrozza, dopo che il portinaio le ebbe detto che il signor Weill-Myot era arrivato.
Salì una scala; spinse un uscetto, tutto imbottito di stoffa verde, salvo che nel mezzo, ove, entro una cornice di cuoio lustro, nero, era un vetro opaco, ovale, e sul centro di esso era scritto a lettere d'oro: W.-MYOT.
Entrò in un corridoio, poi in una stanza e in un'altra; per tutto vetrate opache, fisse e incorniciate su basi di legno in noce, dietro alle quali avrebbero dovuto essere gl'impiegati. Ma non c'era nessuno. Leggeva sulle vetrate: CASSA: SCONTI: ESPORTAZIONI: SEGRETARII: altre parole, ma non udiva il più lieve rumore; non si accorgeva che vi fosse alcuno in quel vastissimo locale. O dunque?
Le parve sentir muovere una sedia in una stanza vicina. Traversò un'amplissima anticamera; aprì la porta della stanza donde le era sembrato venisse il rumore, sperando che almeno vi sarebbe stato qualcuno per rispondere alle sue domande, dargli notizie del Weill-Myot.
Appena ebbe spalancato la porta, vide l'americano seduto, anzi sprofondato in una gran poltrona di pelle grigia, mezzo ricoperto da que' grandi giornali, che si pubblicano a New-York, a Londra: uno ne leggeva, il Times: gli altri avea gettato a destra, a sinistra, su le ginocchia.
La sala era elegantissima, severa: alle due maggiori pareti erano appesi due grandi quadri ch'egli avea commesso a un giovane pittore napoletano, Edoardo Nisieli, da lui protetto: uno de' quadri rappresentava la "Congiura de' Baroni" con molte figure; l'altro, "Colombo, che parte per scuoprire l'America".
I due quadri erano di tinte cupe, molto serii, di uno stile castigato.
Per tutta la stanza, alle pareti, alti stipiti in ebano: quattro scaffali, pure in ebano, di un lavoro squisito, con intagli di graziose figure, di fiori, di frutta, di colonnette: alcuni divani in raso nero, con filettature, nappe e frangie d'oro: su i tavolini, bronzi: il Mercurio di Gian Bologna, che stava lì sì bene; la Venere Callipige; varie piccole terre cotte di molto e molto valore.
Subito il Weill-Myot, sentendo aprire la porta, aveva alzato gli occhi dal giornale che stava leggendo.
Riconosciuta la principessa, si alzò di scatto: non ebbe neppur un sorriso di trionfo; il suo sangue freddo era stato uno de' segreti della sua immensa fortuna.