Il Venosa guardò il vecchio avvocato come per dirgli che la notizia da lui data era molto inopportuna.

—Com'è morto?—domandò Enrica, impassibile per chiunque l'avesse osservata.

—Di quattro fucilate,—riprese l'avvocato, senza riguardi,—mentre tentava una fuga, di notte, scavalcando la finestra del suo carcere.

—Pover uomo!—mormorò Enrica e si calò la veletta sul volto.

—Intanto—pensava—sono sbarazzata del mio primo marito!

Per tutti, ormai, in fatti, Roberto Jannacone era morto. Viveva un uomo, cui era stata fatta la grazia di parte della sua condanna, e si chiamava l'ingegnere Amoretti.

Anche Cristina, pochi giorni dopo, avea saputo la morte di Roberto.

Ma, una sera, mentre se ne stava tutta raccolta, occupata in un lavoro di ago, le venne annunciata la visita di un signore, che non voleva nominarsi e domandava di parlarle.

E la principessa, tornata a casa la notte, dopo lo spettacolo del San
Carlo, si dava a molte riflessioni.

—Alla fine sono libera di questo Roberto Jannacone…. Egli avea di sicuro cercato fuggire dal suo carcere per nuocermi…. Ed ora Cristina parli pure, se vuole…. Avrò sempre ragione!