Ma la sorte, come vedremo, disponeva altrimenti.

—Sì,—continuava Cristina, parlando, stravolta come una furia, alla sua padrona, nella camera di lei,—bisogna tener celato a Roberto ch'egli è padre…. altrimenti sarebbe impossibile il dissuaderlo, l'allontanarlo….

Ma, per le ragioni che sa il lettore, ciò non quietava le angoscie di
Enrica.

—Sei ben certa,—domandò languidamente,—che la bambina sarà stata condotta con ogni cura e sarà trattata con vero amore?

—Oh, per questo!—rispose ipocritamente Cristina, il cui pensiero volava sempre a' futuri guadagni, alla potenza che avrebbe acquistato sull'animo della padrona, giovandosi di tal segreto, e non contava punto sul forte carattere di lei.

Enrica piangeva, di quel pianto spasmodico, proprio de' malvagi, degli altezzosi, stretti dalla disperazione….

Il pianto la scoteva tutta: e, ad un tratto, come concludendo una serie di pensieri che la crucciavano, sospirò:

—È impossibile…. impossibile…. confessar tutto a mio padre!

E, alzandosi, divenuta ormai, per le smanie, i delirii, le sofferenze, quasi simile a uno spettro nella fisonomia, guardandosi tutta in un grande specchio, disse con uno de' suoi ghigni feroci:

—E, poi, per un istante di oblio… per la violenza di un mascalzone… io non voglio rinunziare al mio bell'avvenire…. Se la vita di costui è d'ostacolo alla mia, può essere annientata….