Enrica stava in mezzo alla stanza, quasi dinanzi al caminetto: e avea gettata una dopo l'altra le sue vesti, per cingersi un largo accappatoio.
Le rimaneva in dosso il suo busto di raso scarlatto, che dava un'insolita vivacità di tono al bianco delle sue braccia, al nascere delle sue spalle e del suo seno, e un guarnelletto di batista, con trine finissime, facea spiccare il suo fianco, e si fermava a un punto in cui lasciava scoperte le gambe robuste, coperte da una maglia di seta scarlatta, ben tirata.
Il principe voleva avvicinarsele.
—No, no,—ella rispondeva, provocandolo, attizzandolo, sfuggendogli, mentre gli rivolgeva il suo sorriso di sirena. Era splendida, irresistibile.
Egli la supplicava.
—Parliamo d'affari!—ella disse a un tratto.
—D'affari?—replicò il principe meravigliato.
—Sì, sì; io sono, caro amico, in penosi imbarazzi…. Ho fatto far nuovi lavori qui nella tenuta di Mondrone: ho anticipato somme…. mi sono rovinata. I miei creditori non mi lasciano pace…. E ho speso molto anche per prepararvi una sorpresa.
—E qual sorpresa?—sfuggì detto al principe.
—Una grandissima sorpresa….