La mattina si era incontrato nel celebre israelita russo, Samuele Goldschmidt, negoziante di brillanti, e ch'egli avea conosciuto a Pietroburgo. Il Goldschmidt apparteneva a una di quelle antiche famiglie israelite tedesche, dimoranti in Russia da secoli: e che serbano forse più intatte le grandi tradizioni de' loro padri.
Samuele viveva come un principe: avea un palazzo a Vienna, uno a Pietroburgo: avea comprato a Posilipo una graziosissima villa. Aveva una bella moglie, due figliuole bellissime. E toccava appena i quarantacinque anni.
Il principe gli avea reso a Pietroburgo un segnalato servizio: e
Samuele gli era molto devoto.
Pensò di scrivergli subito: la principessa non sarebbe tornata se non molto innanzi nella notte: egli, in quello stato, non potea muoversi: Samuele sarebbe certo venuto da lui.
Dopo due ore, in fatti, Samuele arrivava dinanzi alla porta del palazzo: scendeva dal suo coupé e domandava del principe.
—Desidero da voi un piccolo favore,—gli disse subito il principe, scambiati con lui i primi convenevoli.—Si tratta di un affare un po' delicato…. Voglio mostrarvi alcuni miei gioielli, e voi mi direte…. schiettamente….—il principe proferì con peculiare accento questa parola,—ciò che ne pensate….
—A' vostri ordini,—riprese Samuele,—sono felice di poter far cosa grata a V. E.?
—Ecco i gioielli….
E il principe tolse da un cassetto, ove li avea riposti, varii astucci.
Il negoziante russo guardò i diamanti e impallidì…. Prese una lente, che portava sempre con sè, raccostò all'occhio destro, e guardò di nuovo. Poi riposò sul tavolino i gioielli e la lente. Ma non parlava.