Intanto, altri levavano di carrozza la signora Teodora, che sveniva nelle braccia di tre o quattro…. giovinotti. Tutti hanno applaudito il salvatore; egli avea compiuto un atto eroico; e si vede che l'avea compiuto per impulso d'un grandissimo affetto.

—E come si chiamava questo eroe?—domandò uno degli astanti.

—L'ingegnere Amoretti!—riprese la signora.—Un bellissimo uomo…. sebbene si veda sul suo volto che deve aver molto sofferto…. Io sono arrivata in quel momento nella mia carrozza…. Tornavo dalla mia villa….

Enrica non prese parte alla conversazione: non ebbe neppure il desiderio di domandar notizie di Diana.

Questa era stata accompagnata sino al palazzo del marchese dall'ingegnere Amoretti, che non era altri se non Roberto Jannacone, da tutti creduto morto, come sa il lettore.

L'ingegnere era salito poi sino al primo piano, sostenendo Diana nelle sue braccia. La ragazza dava appena segno di vita: essa era caduta in un abbattimento profondo, cagionatole dallo spavento.

La signora Teodora si era presto riavuta. Volgendosi all'Amoretti, gli disse:

—Ma, signore, voi siete sempre tutto insanguinato!

Egli non rispose: volle adagiar Diana sul letto. Il cuore gli batteva a guardar la camera di lei, a osservare dove ella vivea e tanti oggetti che gli rivelavano molti particolari della esistenza d'un essere a lui sì caro.

Il marchese era fuori di casa.