L'Amoretti si trattenne, pregato anche dalla signora Teodora.
Parlò molto con lei: le facea di continuo domande relative a Diana, con molta circospezione, per non scuoprirsi.
Alla fine salì Marco Alboni.
Subito l'Amoretti lo riconobbe alla voce: egli era Jacopo Scovazzo: l'uomo che avea udito confabulare, tra le rovine, la sera in cui Diana era stata rapita.
—Mi trovo proprio tra i miei amici,—pensava il finto Amoretti—tra coloro che mi hanno rubata la mia figliuola….
E tutto gli consigliava a tacere; dovea padroneggiarsi, aspettar momenti più opportuni. Riconosciuto, tradito, non sarebbe stato chiuso di nuovo nel carcere?
Si alzò per partire, sebbene lì lasciasse il suo cuore.
Diana in quel punto si mosse: stese una mano come se cercasse qualche cosa: poi sollevò adagio adagio il capo. Guardò intorno a sè e vide subito l'Amoretti.
—Ve ne andate, signore?—mormorò.—Mi fa tanto bene il vedervi….
Non potete restare?
—Tu vedi, Diana…. il signore è sempre tutto insanguinato e ha bisogno….