—Sì, nell'esser servito con tanta devozione e tanta intelligenza!—soggiunse il marchese che sentiva una schietta, sincera ammirazione per il fatto compiuto da Marco.
—Chi altri, non secondato come V. S. da una buona vena,—insisteva il finto servitore,—avrebbe potuto uscire in tal modo da una condizione sì terribile?
—La tua prudenza, la tua prontezza….
—Ma bisogna tener conto anche della accortezza di V. S.—questo diceva Marco ironicamente,—nel metter a parte di tutti i suoi segreti un uomo onesto come me… e affezionato! S'io non avessi saputo nulla delle speranze di V. S., dei pericoli che la minacciavano….
—Oh,—.disse il marchese,—lasciami mi po' di raccoglimento. La morte della principessa mi contrista… essa fa sempre buona per me… una martire….
E concedeva un vero rimpianto alla memoria della gentildonna.
—Ma ch'io possa far credere al mondo che ho una figlia… ecco l'idea da cui sono tutto ravvivato, ecco il punto da cui muove per me una vita, la quale avevo spesso sognato. Tutte le mie speranze risorgono col fatto da te compiuto. Ma chi sarà quella bambina: e quali saranno, fra poco, le sue avventure nel mondo?… Non ci diamo, per ora, pensiero di nulla,—disse il marchese cui tornava la sua solita spensieratezza,—per ora il meglio è assicurato…. Non mi resta che a rendere l'ultimo tributo di onore alla mia cara moglie.
Si alzò, assai soddisfatto, dal mucchio di macerie sul quale era caduto sì sconsolato.
Ora gli pareva esser altr'uomo.
—Mi hai detto,—esclamò, rivolto a Marco,—che il dottore Krag ti aveva dato per me una lettera…. Egli è partito?