Diana, ricevuta l'eredità delle ricche parenti del marchese, la donava a lui: sebbene, dopo la spiegazione ch'egli avea avuto con Roberto, ella non consentisse a veder più l'uomo che avea sì ignobilmente speculato su di essa.

Marco Alboni sposò la grassa contessina: si ritirò in Sicilia, in un piccolo Comune di campagna, ove è consultato, rispettato, ha in chiesa la sua panca con il suo nome: visse anni: poi morì, già che è destino che tutti moiano, anche i bricconi più fortunati.

Il principe, lasciato Napoli, si recò a Parigi, e invecchiò in una vita di dissolutezze.

Qualche anno dopo la morte della principessa, Cristina, stringendosi al suo cacciatore, che avea sposato, gli diceva, mentre parlavano della loro antica padrona:

—Gliel'avevo detto che doveva esser mia vittima, che volevo vendicarmi di lei…. Ti ricordi, quando le feci pagare il nostro viaggio, che fu quasi una luna di miele?… Ma essa meritava un castigo: avea troppo tradito: e noi ci amiamo, non è vero, e ci ameremo sempre, per esser più felici….

Roberto avea consentito di vivere con Diana e il Venosa. Ma passava il più del tempo, anche nel cuor dell'inverno, solitario in una villa del Venosa. Andava spesso nella cappella di Mondrone, di cui i campi e lo splendido parco erano stati venduti ad altri proprietari, e ripensava al giorno in cui v'era entrato per sposare Enrica innanzi al vecchio abate. E spesso se ne andava su la tomba di lei: e si dicea melanconico:

—Non sono stato avventurato, ma è l'unica donna ch'io abbia amata: l'unica, che abbia fatto battere il mio cuore…. Essa mi rammenta le più cocenti sofferenze, i più grandi martirii: ma mi rammenta altresì le sole giornate d'amore, che abbiano illuminato la mia vita!

E sino a che visse tenne fede a questo amore sciagurato, ma inestinguibile. Allorchè, nel supremo momento della sua dipartita dal mondo, la figlia lo assisteva, egli, riguardando or Diana, ora un ritratto della principessa, a lui vicino, memore della virtù dell'immenso sagrifizio da lui compiuto, mormorava, quasi in un'estasi ineffabile:

—Ho amato! ho amato!—E il suo gran cuore si spezzava in un ultimo impeto d'affetto, nella appassionata concitazione delle rimembranze.

FINE.