Diana entrò, si gettò in ginocchio dinanzi alla principessa e le baciò una mano. Essa era già tutta contraffatta.
—Caro angiolo!—mormorò, e volle far uno sforzo per baciarla in fronte.
Mentr'era rimasta sola col marito, non avea detto verbo. Al cospetto di Diana prese una mano di Roberto e una del principe con le sue e bisbigliò:—Perdonatemi!—E guardando negli occhi i due uomini, dette un grido straziante e ricadde, poichè niuno pensava a sorreggerla. La sua agonia durò alcuni minuti. Un raggio di sole era venuto a posarsi sulla sua testa; e rendea orrido il pallore, spaventosa la contrazione della fisonomia.
Il principe stava immobile, come una statua, quasi fosse privo d'ogni sentimento; Diana piangeva a dirotto; due grosse lacrime rigavano le guancie di Roberto. Egli era il solo al mondo nel cui cuore fosse rimasto un palpito d'affetto per quella creatura.
In tale ora il Weill-Myot, chiamato a sè il suo primo commesso, gli ordinava:
—Si facciano rimettere valori per due milioni a Hooker e Cocker in
Australia…. intendo partecipare alla loro impresa.
—Con due milioni?… Ma è un'impresa rischiosa….
—E che m'importa di rischi?… Se si perdono due milioni noi non moriremo. Non lo credete?
Il commesso s'inchinò: andò ad eseguir gli ordini.
Pochi mesi dopo, Diana sposava il Venosa. Furon felici ed ebbero molti figli, com'è scritto in fine a certe novelle.