—Senti,—disse, prendendo Enrica per le mani e costringendola ad alzarsi,—io potrei farti cadere in ginocchio: poichè tu sei qui davanti al tuo vero signore: all'uomo che ti ha posseduta e che ti vuole possedere per sempre…. Ciò è irrevocabile!… Non ho più la mia ragione: tu me l'hai tolta: sono in preda a una vertigine tremenda…. Nella mia famiglia abbiamo nelle vene le fiamme del vulcano: e, in questo punto, vedi, mi salgono al cervello…. Io ti faccio ormai due proposte: le uniche ch'io possa e voglia farti nell'estremo cui siamo giunti: o tu ti risolvi a partir subito con me… so una strada che ci menerà in un attimo fuori del parco… ti alzerò io sulle mie braccia sopra un muro… e fuggiremo senza che nessuno ci veda…. Usciremo dai possessi del duca: ti porterò subito palesemente a Napoli… come mia moglie… e vi saremo in poche ore. Tu entrerai in una casa, ove è preparata la camera nuziale…. E il duca verrà là, se vuole e se crede, a strapparti dalle mie braccia…. Vedremo!… Acconsenti?…
Enrica non avea più parole; cercava con occhi furenti l'aiuto, aspettato: dentro di sè scherniva quell'uomo forte, entusiasta, che pur, ella confidava, dovesse esser vittima degl'intrighi preparati da una debole donna. E Roberto lesse ne' suoi sguardi quel furore e quella fredda malignità.
—Non acconsenti?—esclamò con voce cupa, e scuotendola con una stretta vigorosa.—E bene… ci getteremo tutt'e due in quell'abisso,—e la trascinava verso il ponte,—il mare c'inghiottirà: inghiottirà la mia immensa passione, la tua ferocia, il tuo tradimento…. Ti concedo soltanto due minuti di tempo per dir la tua scelta!… Creatura sleale…. Io ti punirò del male che avresti potuto fare a tanti….
—E chi vi dà questo diritto di punire?—gridò il conte di Squirace, facendosi innanzi, e agitando lo scudiscio che aveva in mano.—Con qual diritto avete osato alzar gli occhi sino alla duchessa, voi, il figlio d'un suo villano?… Ho tutto udito, Roberto Jannacone!
—Signor conte, voi arrivate in mal punto,—rispose Roberto concitatissimo.—Non curo le vostre ingiurie: sono quelle d'un uomo indegno di stima, d'un gentiluomo che si disonora, appiattandosi per ascoltare un colloquio. Vi disprezzo tanto che non saprei come addimostrarvelo…. Ma prendete un buon consiglio: tornate per la vostra strada….
—No, villano!… Io rimarrò qui per tutelare la purezza, l'onore, la vita della duchessa: per ricondurla a suo padre e salvarla dalle mani di un assassino….
—Signor conte,—ribattè Roberto, pestando un piede,—non abusate della mia pazienza! Essa non è molto grande!
—Venite con me, signorina,—aggiunse il conte di Squirace, porgendo il braccio ad Enrica, che subito vi si appoggiò.—E continuò:
—Io ardo di raccontare al duca, a tutti, le prodezze di questo ladro, che dopo aver tentato, costringendovi a un matrimonio infame, profittando della vostra inesperienza, impadronirsi d'una parte delle ricchezze del duca, ora vi minacciava di morte. Il villano non è agitato dal delirio di posseder voi; come tutti i pari suoi, cupidi, avari, insidiatori dell'altrui, egli mira al vostro scrigno…. Diciamo tutto al duca: e a voi, signorina,—esclamò il nobile rifinito,—offro io il mio nome per riparare un passato, in cui non avete nessuna colpa….
Roberto rivolgeva per la mente i pensieri più truci. Gli era sembrato a un tratto che lottava col conte di Squirace e che le sue mani erano lorde di sangue.