Cristina, poi, ispirava al duca una fiducia senza limiti.
—Ecco…. ecco Domenico!—gridò un contadino che era andato molto innanzi sulla strada, fuori del parco, quasi subodorando che il giardiniere dovesse venire di là.
Subito la lieta notizia andò di bocca in bocca.
Domenico entrò correndo, ansando, nel parco: ruppe ogni domanda inopportuna sulle labbra degli indiscreti.
—Qua…. qua…. venite…. è tardi…. riuniamoci…. per andare tutti insieme al palazzo…. Dove sono gli stendardi di fiori?… Le ragazze sono arrivate?… Qua…. qua….—e accennava con la mano verso un viale ove si vedevano aggruppate parecchie diecine di ragazze vestite di bianco.
—E la musica? la musica?…—gridava Domenico, che non voleva dar tempo agli altri d'interrogarlo.
Ma il suo viso acceso, i suoi occhi stralunati, l'eccitazione de' suoi gesti rivelavano, senz'altro, come e dove egli aveva passato quelle ore.
—Cristina vi cercava!—gli susurrò all'orecchio il vecchio intendente del duca.
—Ah! Ah!
Malgrado il piglio di leggerezza con cui rispondeva, la fisonomia di Domenico diventò contraffatta, come se le parole dettegli dall'intendente gli avessero sgradevolmente ricordato qualche brutta cosa, ch'egli dovea compiere, e che il vino, propizio o no, gli avea fatto dimenticare.