Suo padre gli avea fatto fare studii per la diplomazia: e il principe era stato, per due anni, nella Ambasciata di Parigi, come segretario. Poi era tornato a Napoli: e l'Europa avea avuto un diplomatico di meno.
A questo proposito, dobbiamo raccontar al lettore…. Ci si stia bene a udire.
Enrica e il principe erano stati una notte ad una festa da ballo, alla Corte; sul far del mattino si trovavano insieme nel loro palazzo. Il principe avea accompagnato Enrica fin nella sua camera. Dalle finestre, le cui imposte eran socchiuse, entravano i primi albori: le candele ardevano sui candelabri d'argento. Un bel fuoco crepitava nel caminetto.
La principessa, dinanzi al principe, si tolse il diadema di brillanti, la collana di perle, tutti i gioielli: poi l'abito da ballo, aiutata da due cameriere. Rimasta in semplice guarnelletto di trine, il petto, le braccia a dirittura scoperti, si gettò addosso una pelliccia, e quindi prese a braccetto il marito, dicendogli con tuono indescrivibile:
—Stamani vi concedo ospitalità nelle mie stanze…. Passiamo nel salotto!…
Lì pure scoppiettava un buon fuoco.
Le cameriere erano state licenziate.
—Avete cenato al ballo?…
—No, cara,—rispose il principe.—Chi può mai accostarsi a una di quelle tavole? Si direbbe che la Corte inviti un'orda di affamati…. o di parassiti!
—Neppur io ho cenato….—disse la principessa, ed ho fame…. —V'invito a far con me una piccola colazione qui, accanto al —fuoco…. La servirò io stessa.