E la principessa andò a un armadio d'ebano, con borchiette d'argento, e ne cavò alcuni piccoli piatti dorati in porcellana della Cina….
Il principe fu subito accanto a lei e l'aiutò.
Le loro mani spesso si toccavano; urtavano insieme gli oggetti che portavano: allora sorridevano; la principessa, mezzo nuda, sotto la pelliccia, ch'ogni tanto si apriva, era seducentissima.
Il principe di Caprenne avea pensato più volte, in certi momenti, ch'ella avesse della cortigiana, e non s'ingannava.
Sedettero dinanzi al fuoco: la colazione era preparata sopra un piccolo tavolino di lacca, che appena li separava.
La principessa mangiava sempre con un vero appetito da marinaro.
Il principe soleva appena toccare le vivande.
—Ma qui non si beve?—esclamò a un tratto la principessa, ilare come una giovinetta che un giorno di vacanze va a fare un picnic con le sue piccole compagne.
E anche il principe era dell'umore più giocondo, e, diremo quasi, più infantile.
La principessa si alzò: egli la seguiva: scambiarono un bacio, poichè le loro teste s'incontrarono, mentre la principessa si chinava per trarre da un piccolo stipo giapponese, tutto rabeschi d'oro, con un grande ibis bianco, dal becco roseo, dipinto nel mezzo, una bottiglia di rarissimo Château-Yquem.